L’ANCRI – Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana – ha celebrato ieri, 5 giugno, presso il Dipartimento della Protezione Civile della Capitale, la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Il dibattito internazionale sull’inquinamento climatico è stato appuntamento di grande spessore scientifico mettendo in relazione i cambiamenti climatici, le catastrofi riconducibili a fenomeni naturali e alle Policy in atto per il sostegno e la tutela dell’ambiente.
Dopo i saluti istituzionali del Presidente Nazionale ANCRI, Tommaso Bove, che ha richiamato i valori costituzionali strettamente ricollegabili alla tutela ambientale, il Prefetto Francesco Tagliente, responsabile ANCRI per i rapporti istituzionali, ha richiamato il tema centrale che caratterizza questa giornata mondiale per l’ambiente: l’inquinamento atmosferico e gli effetti devastanti sulle comunità.
Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha evidenziato l’importanza di mettere a fattore comune i cambiamenti climatici in atto, gli effetti disastrosi che generano e la capacità di risposta delle comunità e dei sistemi di Protezione Civile. Ha annunciato l’imminente introduzione di un nuovo sistema dedicato all’allerta della popolazione in caso di calamità, che consentirà di inviare sms con aggiornamenti sui livelli e sui possibili rischi a cui si è esposti.
Il delegato Nazionale ANCRI per l’Ambiente e la Protezione Civile, Paolo Ghezzi, ha introdotto i lavori con una articolata presentazione sugli effetti globali e locali dei fenomeni naturali intensi. In 20 anni sono stati coinvolti 4.5 miliardi di persone con oltre 250 milioni di morti. Il 60% di essi in paesi a basso reddito. Solo nel 2018, oltre 28 milioni di persone sono state costrette a muoversi dai propri luoghi di residenza per gli effetti collegabili a conflitti, violenze o fenomeni naturali disastrosi. Di questi, 17 milioni di persone sono state costrette a lasciare tutto ciò che avevano per gli effetti di eventi ricollegabili a disastri naturali.
Dopo aver evidenziato la fragilità del nostro Paese in termini di rischio idrogeologico, ha richiamato l’evoluzione demografica e sociale che caratterizza il nostro pianeta, mettendo in relazione gli accordi di Senday per la riduzione del Rischio a livello mondiale con i 17 obiettivi di sostenibilità ambientale dell’Agenda al 2030. La tecnologia fornisce strumenti importanti ma la responsabilità individuale e collettiva, nonché la crescita culturale delle comunità, restano centrali.
Mario Tozzi – ricercatore e divulgatore scientifico del CNR – ha messo in evidenza che esiste una sola posizione della comunità scientifica sui cambiamenti climatici, ed è quella che emerge dalle decine di migliaia di studi scientifici e di pubblicazioni accreditate. Il “negazionismo” trova spazio comunicativo ma non trova fondamento scientifico. Nel nostro paese c’è difficoltà a fare comunicazione scientifica sul tema dei cambiamenti climatici anche perché la società non sembra ancora culturalmente predisposta per accogliere messaggi virtuosi senza alimentare sensi di colpa.
Francesco Rocca, Presidente della Federazione Internazionale delle Società di CRI e mezza luna rossa, ha ricordato invece che gli attori locali devono assumere un ruolo di maggiore incisività e la comunità internazionale deve investire maggiori risorse nella loro preparazione delle comunità. Gli operatori di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa si trovano sempre più frequentemente ad operare in una condizione di aggressione fisica e psicologica a sostegno di popolazioni che vivono condizioni di oppressione incredibile. Gli Stati entrano ed escono dagli accordi senza sanzione alcuna. Oggi è necessario riscoprire l’Umanitarismo che ha sempre caratterizzato l’azione della CRI e che dovrebbe essere la base di crescita di ogni essere umano. Portare aiuto a popolazioni in sofferenza, senza giudicare, in alcuni Paesi è diventato perseguibile per legge. Rifiutando ogni logica di politicizzazione degli aiuti, CRI si impegna, al contrario, a ribadire la necessità di dare sostegno e soccorso ad ogni essere umano in difficoltà.
Staffan De Mistura, Vicesegretario emerito dell’ONU, ha ricordato i suoi trascorsi in Siria ed in Afghanistan, quale inviato ONU, evidenziando i danni permanenti che i conflitti in atto, amplificati da condizioni climatiche alterate, generano sui territori e le comunità che lo vivono. Inquinamento, deforestazione, compromissione permanente delle fonti di acqua e degli ambienti biotici. Un disastro permanente cui sarà complesso porre rimedio nel breve termine.
Daniel Calleja Crespo, Direttore generale della DG Ambiente della Commissione Europea, e quindi una delle massime autorità europee in materia, ha evidenziato che oltre il 60% dei cittadini europei vorrebbe un’Europa più attiva sui temi ambientali. In particolare i giovani. La lotta ai cambiamenti climatici, la riduzione della temperatura globale, la salvaguardia delle biodiversità e dello stato di salute complessiva del pianeta: temi centrali che l’Europa ha il dovere di affrontare con decisione per salvaguardare la qualità di vita dell’uomo. L’Europa dovrà presentarsi unita e forte alla prossima conferenza internazionale sulle biodiversità che si terrà nel 2020 in Cina. Lotta all’uso della plastica e proiezione in ottica di economia circolare sono temi che hanno visto l’Europa all’avanguardia in ambito internazionale aprendo un ciclo virtuoso di emulazione per altri paesi.
I 400.000 morti per inquinamento ogni anno nell’Unione Europa impongono azioni forti nei confronti di tutti gli Stati membri per il rispetto dei limiti emissivi. È un aspetto culturale che deve essere affrontato con decisione e senza più esitazione.
Agostino Miozzo ha concluso richiamando la dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo. Diritti universali forieri di libertà di espressione, di movimento, di pensiero. Le emergenze sono trasversali e colpiscono con effetti disastrosi paesi a reddito più o meno elevati. Sarebbe auspicabile ridurre significativamente i tempi di intervento nei paesi esteri per utilizzare al meglio le prime fasi di soccorso. Su questo la comunità internazionale può lavorare molto aumentando le competenze dei responsabili locali e accordi di partenariato che consentano di attivare più celermente l’assistenza umanitaria internazionale. 

com.unica, 7 giugno 2019

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