Negli ultimi decenni avere un corpo perfetto, scolpito, è il sogno di tutte le donne. Estenuanti allenamenti in palestra, trattamenti estetici che promettono miracoli, diete sfibranti, e quando tutti i tentativi falliscono, ecco l’ultima spiaggia: la chirurgia estetica. Rimodellare il corpo, far sparire gli inestetismi e le imperfezioni, cancellare i segni dell’età… questi sono gli obiettivi perseguiti, per vivere meglio, acquistare maggiore sicurezza, migliorare il rapporto con sé stessi. La ricerca estenuante della bellezza coincide con la ricerca del successo, del senso di autogratificazione, per ottimizzare il rapporto con gli altri e con il mondo “di fuori”, quello esterno, quello che fa più paura, quello che ti fa sentire inadeguato. Il giovamento quindi che si trae da un intervento di chirurgia estetica non è solo fisico, ma anche psicologico, perché cambia la percezione di sé e spesso chi si sente bello lo diventa veramente, cambiano i suoi modi di fare, il suo carattere, il suo approccio alla vita.

In Italia gli interventi più richiesti dalle donne sono la liposuzione, la mastoplastica additiva, la rinoplastica e gli interventi sulle rughe. C’entra in qualche modo il voyerismo maschile, apertamente e sfacciatamente soddisfatto da Internet e dai vari siti più o meno pornografici, la televisione, il cinema, la pubblicità. E proprio quest’ultima, negli ultimi decenni, ha rieducato la donna ad essere un oggetto di seduzione. Calze, scarpe con tacco da 12 centimetri, profumi, rossetti rosso vivo, ciglia finte e biancheria intima ricercata … la naturale propensione della donna ad attrarre un uomo si è unita ad una specie di pulsione all’acquisto di ogni genere di prodotto che potesse cambiare la propria immagine sessuale. La moda poi si è appropriata di quel vestiario un tempo prerogativa delle “donne di strada”, quelle che facevano il “mestiere” e i cassetti si sono riempiti di biancheria intima rigorosamente trasparente, perizoma, reggiseni push-up, gli armadi di abiti scollatissimi, minigonne, pantaloni che fasciano i fianchi e mettono in evidenza la figura, con vita bassa che lascia la pancia scoperta. Le riviste femminili fanno il resto del lavoro con le loro rubriche sul sesso e la seduzione, i consigli di bellezza.

Così tutto ha contribuito a costruire una donna infelice, se il proprio uomo non la guarda più perché più interessato al fondoschiena alto e sodo e ai seni pompati della soubrette televisiva o della modella di turno, se lo specchio le restituisce l’immagine di un corpo affaticato dall’età e dalle gravidanze, con la cellulite e i fianchi appesantiti. Il grande chirurgo estetico brasiliano Ivo Pitanguy disse: “se una sola volta avessi dubitato che ricostruendone la bellezza non avrei ridato a un mio paziente anche la felicità, vi avrei rinunciato”. Se è stato l’immaginario maschile a rendere le donne insicure, abbiamo veramente bisogno delle conferme di un uomo per esistere? E le adolescenti? Quanto fa bene la chirurgia estetica a quindici o sedici anni?

La tendenza attuale è che molte ragazze chiedono ai loro genitori, come regalo di compleanno, una liposuzione, un aumento di seno di una o due taglie, un naso più bello. Un intervento chirurgico in giovane età, che mira a cambiare l’immagine in modo determinante, può essere prematuro e dannoso, altro invece è quando si tratta di correggere delle malformazioni o comunque dei difetti molto evidenti, che sono motivo di imbarazzo e compromettono la sicurezza dell’adolescente: orecchie a sventola, labbro leporino, naso con una grossa gobba o con un setto nasale deviato, angiomi sul viso… l’adolescenza è un periodo delicato di transizione, di cambiamenti improvvisi.

Niente rimane nello stesso modo a lungo, bisogna solo aspettare che il brutto momento passi e si porti via il senso di inadeguatezza, il disagio di fronte allo specchio e la voglia di cambiare tutto, a tutti i costi. Un intervento chirurgico precoce su un corpo che cambia e si riadatta di giorno in giorno può essere controproducente, e può richiedere in futuro una ulteriore correzione. La cosa più sicura da fare, di fronte a situazioni gravose ed impellenti, è di consigliarsi con un medico esperto, affiancato da uno psicologo.

(Nadia Loreti, com.unica 28 marzo 2018)

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