Le vittime, la loro percezione, l’incastro con l’autore del reato. Dall’aspetto economico a quello psicosociale.

La cronaca degli ultimi giorni rimanda ai numerosi arresti effettuati dai Ros per il reato di usura. Questo ci invita a riflettere su un fenomeno grave e complesso, che investe aspetti non solo economici, ma anche sociali, psicologici e relazionali.

Le persone che ricorrono all’usura quasi sempre provengono da famiglie con esigenze ordinarie o impreviste di consumo; oppure sono commercianti e imprenditori con difficoltà economiche legate alla fase d’avvio dell’attività o alla riduzione della domanda sul mercato; o ancora sono soggetti che hanno bisogno di maneggiare più denaro di quanto riescano ad avere a disposizione.

Negli ultimi tempi è cambiata la prospettiva dalla quale si guarda al fenomeno usura: oltre ad essere considerata come una “malattia” ed in quanto tale trattata da esperti, l’usurato non è più visto come la vittima sventurata che per disgrazia è caduta nelle mani dell’usuraio, bensì ha un ruolo attivo nell’interazione e nello scambio, quindi è corresponsabile nel reato. Nella fase iniziale infatti è proprio lui, purtroppo per esigenze immediate, a contattare l’usuraio, a chiedergli aiuto, perché ritenuto una persona sicura e assolutamente affidabile. L’usuraio in realtà diventa il padrone della sua vita e approfitta del bisogno per trarne il suo personale vantaggio. Con l’evolversi della situazione, perciò, l’usurato comincia a sentirsi aggredito nelle sue certezze più profonde, comincia a sentirsi sopraffatto e a sviluppare sensi di vergogna e di quindi di colpa, nei confronti dei familiari e del mondo che lo circonda. Non dimentichiamo che la vittima di usura è guardata con un misto di disprezzo e rabbia dalla società, viene evitata, continuando ad alimentare quella vergogna e quella colpa che la portano a nascondere a tutti i costi le proprie difficoltà, fino a che, presa dalla disperazione e dall’impotenza, incapace di uscire dal circolo di schiavitù, ormai oggetto di minacce e rappresaglie insieme alla sua famiglia, può arrivare persino ad uccidere l’usuraio, o a suicidarsi.

Gli esperti dell’Ambulatorio Antiusura ipotizzano l’esistenza di una componente nella personalità della vittima di usura, che la spinge a tale comportamento e che favorisca l’instaurarsi di una sindrome depressiva. La depressione quindi è alla base della condizione del disagio economico e non più solo la conseguenza dello stesso. In questo profilo tracciato dagli esperti, l’usurato è una persona debole, dipendente, che tende a delegare, con bassa capacità di gestire le emergenze e di chiedere aiuto, con scarsa capacità di adattarsi ai cambiamenti, con costrutti mentali rigidi. Le conseguenze sono che l’indebitato finisce per perdere la sua libertà, la dignità, gli affetti. Non vive più la realtà intorno a sé perché pensa soltanto a come trovare i soldi per pagare il suo debito, innescando un patologico circuito di ansia. Osservando il fenomeno in un’ottica più ampia, le caratteristiche individuali unite alla eventuale presenza di disturbi psicopatologici, la mancanza di validi punti di riferimento, il basso senso di autostima e di autoefficacia, il disagio socio-economico, vanno a configurare un quadro d’insieme che ha un peso diverso per ciascun soggetto. Hanno un peso determinante per comprendere meglio l’innesco di questa situazione, il contesto lavorativo, l’insorgenza di eventi scatenanti, il grado di isolamento sociale del soggetto, la presenza di punti di sostegno nel territorio, come banche e istituti finanziari, l’appoggio della famiglia, di amici e conoscenti a cui chiedere aiuto in caso di necessità.

È vero che il fenomeno dell’usura nasce e si articola in una società altamente consumistica, in cui possedere beni e servizi ad ogni costo è fondamentale. In questa logica, se manca il denaro, nasce la necessità del prestito, a questo punto un prestito privato, di facile accesso, senza complicazioni burocratiche. Tuttavia, in un altro contesto, il fenomeno prende spunto dalla povertà e dalla precarietà di molte famiglie, attanagliate da eventi urgenti e contingenti (mutui, malattie, perdita del lavoro…), spesso con difficoltà di accesso al credito e con scarso potere contrattuale nei confronti delle banche. Le banche, dal canto loro, sono vincolate ad una sistematica stima del patrimonio e alla valutazione delle reali prestazioni di garanzia di chi chiede il finanziamento. Un modello rigido e statico che non valuta la potenzialità economica dei progetti, delle idee, e che non valuta le reali necessità del cliente, esacerbando le situazioni e contribuendo a stringere il laccio al collo dell’indebitato. Un sistema rigido e statico che non viene in soccorso delle famiglie in difficoltà, spesso nonostante la garanzia di uno stipendio regolarmente versato su un conto corrente bancario. In un clima del genere non è difficile cadere nelle mani dell’usuraio, dello strozzino, magari un professionista del settore, radicato nel filone della criminalità organizzata. Costui presta una somma di denaro immediata, in cambio di una procura a vendere o di titoli di garanzia, con eventuale dilazione del pagamento e conseguente aumento del tasso d’interesse. Finché l’usurato non è più in grado di pagare il debito e, strozzato, perde tutto.

La nuova legge penale del 1996 tutela non solo il patrimonio individuale della vittima, ma anche la sua libertà personale e la sua possibilità di reintegrarsi nel sistema economico; è stato creato un fondo per le vittime dell’usura, un sistema di controllo del mercato bancario e finanziario, l’istituzione di un fondo per la prevenzione del fenomeno, nonché l’inasprimento delle sanzioni e delle pene, per contrastare un tipo di reato che si inserisce anche nel filone più ampio della criminalità organizzata. Sono entrati in funzione nelle varie città gli Ambulatori Antiusura, che si avvalgono della collaborazione di avvocati, consulenti bancari, psicologi, per fornire una risposta più ampia al disagio esistenziale della vittima di usura. A tali strutture si possono rivolgere anche i soggetti a rischio, ovvero persone sovraindebitate, per le quali si può svolgere attività preventiva, e che possono essere soccorse eventualmente con l’accesso al Fondo Antiusura.

Servono nuove leggi che facilitino l’accesso al credito bancario e che alleggeriscano la pressione debitoria in caso di difficoltà. Servono leggi che tutelino almeno la prima casa dal pignoramento patrimoniale in caso di sovraesposizione debitoria. Soprattutto si deve avere il coraggio di chiedere aiuto tempestivamente, vincendo la paura di essere respinti e giudicati.

Nadia Loreti, com.unica 30 marzo 2018

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