Il rapporto annuale di Reporter senza frontiere, l’Italia guadagna 25 posizioni. Grillo sotto accusa, per lui la legge del contrappasso.

“Mai come ora la libertà di stampa è stata minacciata”: questa in sintesi la conclusione tracciata dal rapporto “World Press Freedom Index”, la classifica annuale dei vari paesi del mondo sulla base di quanto è libera la loro stampa. Una situazione “difficile” o “molto grave” per 72 paesi (su 180 censiti), quella che descrive il rapporto 2017 dell’Ong francese. Le più eclatanti novità (in negativo) che hanno caratterizzato l’ultimo anno sono in particolare il proliferare di attacchi ai media, le false informazioni (le cosiddette fake news), la repressione e il trionfo di uomini forti come Donald Trump o Recep Tayyip Erdogan. La stampa può essere definita libera in una cinquantina di paesi (in Amerca del Nord, Europa, Australia e Sud Africa). Tuttavia l’ossessione per la sorveglianza e il non-rispetto del segreto delle fonti di informazione contribuiscono a far calare verso il basso le quotazioni di paesi considerati fino a ieri come virtuosi sotto questo profilo come gli Stati Uniti (43°, – 2 posizioni), il Regno Unito (40°, -2) o la Nuova Zelanda (13°, -8). Ai primi posti ci sono Norvegia, Svezia, Finlandia (quest’ultima ha perso la prima posizione a causa di «pressioni politiche e conflitti d’interesse»). L’ultima in classifica è la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea (la Turchia è al 155° posto).

Un discorso a parte merita l’Italia, che compie un balzo di 25 posizioni, passando dal 77° posto al 52°. Proprio la posizione del nostro paese – preceduta in classifica da stati che non possono essere definiti campioni di democrazia – fa sorgere più di un dubbio sulla validità dei criteri adottati da RsF per stilare la graduatoria. Il Post ricorda infatti che nel 2015, l’anno a cui si riferiva il precedente rapporto, RSF segnalava ad esempio tra le motivazioni il processo in cui erano coinvolti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, giornalisti autori di due libri sugli scandali nella Chiesa cattolica. Il processo di Nuzzi e Fittipaldi aveva influito negativamente sul punteggio italiano anche se, di fatto, avveniva in uno stato che non era l’Italia bensì il Vaticano.

Con riferimento all’Italia, RsF critica apertamente i “politici come Beppe Grillo, del Movimento 5 Stelle, che non ha esitato a rendere pubblica l’identità dei giornalisti che lo infastidiscono”. Proprio Grillo, però, aveva più volte citato quei rapporti in passato come se fossero la Bibbia e basati su dati oggettivi (“Vergogna! In Italia non c’è libertà di stampa, siamo al 77° posto!”). Insomma per il capocomico genovese arriva la legge del contrappasso e questa volta dal sacro blog attacca Reporter senza frontiere sostenendo che la sua famosa classifica non solo non è affidabile, ma addirittura verrebbe manipolata dalla stampa serva del potere: “Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica”, scrive Grillo, facendo finta di scordarsi quello che lui sosteneva solo un anno fa.

(com.unica, 27 aprile 2017)

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