[ACCADDE OGGI]

La storia di una certa parte continua a raccontare la guerra delle Falkland-Malvinas iniziatasi il 2 aprile del 1982 come un capriccio dell’allora dittatore argentino Leopoldo Galtieri. Un capriccio costato la vita a quasi mille persone per stragrande maggioranza soldati argentini. Ma fu realmente e solamente il capriccio del capo della giunta militare argentina che traballava per l’irrisolta crisi economica, a provocare la guerra tra Argentina e Inghilterra per il possesso delle Islas Malvinas, altrimenti chiamate dai britannici Isole Falkland, e per la sovranità sulla Georgia del Sud e isole Sandwich meridionali, altrimenti chiamate Antartide Argentina? Sembrerebbe di no considerato che ancora oggi, Mauricio Macri, attuale presidente conservatore regolarmente eletto dal popolo della Repubblica Argentina, al pari del suo predecessore, la socialista Cristina de Kirchner, continua a reclamare la legittima sovranità argentina su quelle terre lontanissime dalla Gran Bretagna che, viceversa, le considera territorio d’oltremare in omaggio al retaggio coloniale dell’ex impero.

È una storia infinita che prende origine dalla colonizzazione delle Americhe da parte di Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra e dalla definitiva assegnazione dell’arcipelago della Georgia Australe alla Spagna anche in virtù di contropartite economiche. Finita l’epoca coloniale l’Argentina ha sempre rivendicato il possesso delle isole sia per la vicinanza delle stesse alla propria costa e sia per l’eredità derivatagli come ex possedimento spagnolo, ma, nonostante una risoluzione ONU che definiva il problema di ordine coloniale, l’Inghilterra tergiversò nelle trattative e si occupò di etnicizzare l’esigua popolazione permanente delle Malvinas insediandovi coloni di origine scozzese. Tra un tira e molla e un malinteso disinteresse della Gran Bretagna che, in virtù di una politica di ridimensionamento della spesa, aveva dimezzato la presenza navale e militare nell’arcipelago, si arrivò all’alba del 2 aprile del 1982 quando con rapida azione congiunta tra marina e forze aviotrasportate gli argentini occuparono le isole e costrinsero la guarnigione inglese alla resa.

La vicenda sembrava militarmente risolta ma gli argentini sottovalutarono almeno tre fattori essenziali: la caparbietà britannica resa ancora più dura dalla presenza al governo della così chiamata “lady di ferro”, la signora Thatcher; lo stretto legame ancestrale degli Stati Uniti alla Gran Bretagna che fece dimenticare al presidente Reagan il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca; e, non ultimo, il tradimento del governo cileno  che mise a disposizione  della Gran Bretagna le proprie basi navali per consentire alla task force inglese di riappropriarsi militarmente dell’arcipelago e delle Falkland.

Fu una guerra, anche questa come tutte le altre seguite al secondo conflitto mondiale, non dichiarata e combattuta nell’arco di 75 giorni con la inevitabile vittoria britannica. Le Malvinas tornarono a chiamarsi Falkland e all’interesse esclusivamente strategico dell’Inghilterra per quelle terre lontanissime si sono aggiunti oggi i più appetibili interessi della ricerca petrolifera. Gli Argentini ancora ci pensano e dopo trent’anni non si arrendono e al grido di “Fuera Piratas!” continuano a dire che “las islas malvinas son argentinas”.

(Franco Seccia/com.unica, 2 aprile 2017)

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