“Menorà: culto, storia e mito” è il titolo della mostra dedicata al celebre candelabro a sette braccia citato dalla Torah e simbolo dell’ebraismo nel corso dei secoli che a partire dal prossimo 15 maggio sarà ospitata dai Musei Vaticani e dal Museo ebraico di Roma. Sarà possibile visitarla fino al 23 luglio ed è a cura di Arnold Nesselrath, delegato per i Dipartimenti Scientifici e i Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani, di Alessandra Di Castro, direttrice del Museo Ebraico di Roma, e dello storico dell’arte Francesco Leone.

La mostra “racconta la millenaria, incredibile e sofferta storia della Menorà”, spiegano gli organizzatori. Fu trasferita a Roma nel 70 dopo Cristo in seguito alla distruzione del Monte del Tempio da parte dell’esercito dell’imperatore romano Tito. Tuttavia, il candelabro è sparito dal V secolo, quando venne razziato dai Vandali di Genserico nel sacco del 455. Uno dei curatori della mostra, Arnold Nesselrath, ha affermato che la mostra sulla storia e sul simbolismo della menorah rappresenta il frutto di un “intenso dialogo” fra la Santa Sede e la comunità ebraica sviluppatosi negli ultimi tre decenni. La rappresentazione della menorà nel corso dei secoli aiuta i cristiani a richiamare le loro radici ebraiche, ha aggiunto uno dei curatori della mostra. La mostra, che si concluderà il prossimo 23 giugno, esporrà preziosi prestiti dal Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dall’Israel Museum di Gerusalemme, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Kupferstichkabinett di Berlino, dal Jewish Museum di New York, dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, dai musei ebraici italiani e da molte altre prestigiose istituzioni internazionali. 

“La Menorà è come se fosse il logo del popolo ebraico”, ha detto il rabbino capo Riccardo Di Segni durante la presentazione di ieri al Museo Ebraico di Roma. “La mostra è un importante segno di dialogo”. Si tratta di un simbolo che si configura come messa in atto del dialogo “ed è la sua luce che conduce tutti noi”, afferma il cardinale Giuseppe Bertello. “Papa Francesco ci dice di creare ponti», spiega la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta. “Questa mostra, importante sia dal profilo artistico sia di relazioni tra le istituzioni, è un ponte. D’altra parte la bellezza unisce”. Roma, dove la Menorà da storia è diventata leggenda, “è la location naturale di questa mostra”, spiega il presidente della Comunità Ebraica Ruth Dureghello. “Le religioni si mettono in gioco per un reciproco cammino”. “La prima raffigurazione della Menorà è sul conio, in mostra, di una moneta del primo secolo prima di Gesù in Palestina”, spiega lo studioso Amedeo Spagnoletto. E anche per questo è stata scelta dallo Stato d’Israele come simbolo che da religioso e divenuto nazionale. “Essa rappresenta – aggiunge – la tensione alla luce e alla spiritualità, è la tensione messianica, di redenzione, e del ritorno in Israele”. A differenza di altri simboli che hanno perso vigore, ha superato la crisi “post Tempio”, ed è diventata eterna. Nelle opere d’arte la Menorà diventa una parte che racconta il tutto, spiega Alessandra Di Castro: “La sua forza sta nel suo rapporto dialettico con i tempi che cambiano”. In pittura gli artisti la vogliono per raccontare la distruzione del Tempio di Gerusalemme: in mostra i dipinti di Giulio Romano, Andrea Sacchi, Marc Chagall e Nicolas Poussin, provenienti dal Louvre di Parigi e dall’Israel Museum. “La complessità del linguaggio artistico contemporaneo investe la Menorà”, dice Leone.

(com.unica, 22 febbraio 2017)

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