[ACCADDE OGGI]

Oggi che è il giorno dedicato alla memoria delle persone che non ci sono più, brutalmente chiamato il giorno dei morti, il calendario ci appunta alcune date come a significare la vita che nasce, muore e continua nell’inspiegabile mistero che la rappresenta. Oggi, avrebbe compiuto cent’anni Luchino Visconti, sempre oggi nel 1975 veniva brutalmente assassinato P.P. Pasolini e, ancora oggi compie 76 anni Gigi Proietti a cui auguriamo una lunga vita.

Oggi comunque si va al cimitero per onorare i defunti. Nelle grandi città ci si perde tra le vie e i corridoi delle imponenti costruzioni che nei vari piani custodiscono le spoglie dei nostri cari. I più fortunati che hanno avuto i parenti nati o solo morti nei piccoli paesi si aggirano tra i viali dei graziosi cimiteri fermandosi dinanzi alla tomba del loro congiunti e non potranno esimersi dal dare un’occhiata, anche reverente, alla maestosa tomba accanto che ricorda il vecchio notabile del luogo.

I sistemi di sepoltura tramandano fin da lontanissimi tempi l’importanza o anche la ricchezza che ha riguardato i trapassati quando erano in vita. Dalle tombe azteche alle faraoniche piramidi, dalle stanze mortuarie etrusche ai giganteschi tumuli romani fino agli archi di trionfo e ai pantheon, ogni forma di sepoltura testimonia la differenza di classe tra coloro che hanno solcato il ponte che dalla vita conduce nel mondo oscuro dell’aldilà. Eppure i morti son morti e niente potrà farli tornare. Non la ricchezza, non il blasone e nemmeno quanto taluni hanno saputo dare ai sopravvissuti in termini di amore e di conoscenza. La morte ha per tutti, ricchi o poveri, potenti o umili, le stesse sembianze e tutti prende e tutto livella.

Totò seppe dirlo da par suo nel 1964, si dice pensando alla fine che si approssimava, ma anche ricordando la sua travagliata infanzia quando, non ancora principe, giocava con i suoi coetanei tra i cunicoli delle Catacombe di San Gaudioso nel sottoterra del suo Rione Sanità. In quei luoghi Totò ammirava con sgomento gli scheletri perfettamente conservati con la tecnica domenicana della “scolatura” mentre poco distante un cumulo di povere ossa anonime denunziavano l’identico stato di morte. Ci pensò “il Principe” e di getto, ricordando il 2 novembre, “il giorno dei morti” quando “…c’è l’usanza per i defunti andare al Cimitero…” scrisse ‘A Livella. Un capolavoro poetico che mischiando l’italiano al napoletano e rifacendosi al settecentesco “Dialogo sopra la nobiltà” di Giuseppe Parini, fa prendere il posto del poeta di Parini ad un netturbino comunque impegnato a far comprendere al riottoso nobile di rassegnarsi e a sopportare la vicinanza giacché morti sono entrambi. Ed è bene per Totò che, varcando i cancelli del cimitero il 2 novembre, tutti ricordino che “… ‘A morte ‘o ssaje ched’e”…. è una livella. ‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme … Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”.

(Franco Seccia, com.unica 2 novembre 2016)

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