Dieta, movimento, un costante allenamento della mente come antidoti

Nel 1906, il neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, in seguito al decesso di una sua paziente di cinquantuno anni che aveva avuto ripetuti episodi di perdita dell’orientamento e allucinazioni, fino a degenerare in una totale mancanza di controllo delle proprie azioni giornaliere, iniziò lo studio di questa devastante malattia allora sconosciuta. Lo studioso, esaminandone il cervello, definì la patologia: “Una malattia insolita della corteccia cerebrale”. La vera scoperta, determinante per la ricerca, fu quella di aver individuato nella “materia grigia”, delle cellule nervose morte oltre a “numerosi depositi proteici”; quest’ultimi, sarebbero i maggiori responsabili della malattia: strutture proteiche difettose – le cosiddette placche amiloidi – che annienterebbero nel corso degli anni, il funzionamento del cervello. Da allora, ma soprattutto negli ultimi due decenni, la ricerca sull’“insolita malattia” che distrugge le cellule nervose del cervello, è andata notevolmente avanti anche se, purtroppo, non si è ancora riusciti a scoprire dei trattamenti in grado di contrastare, rallentare, il peggioramento dei sintomi che portano a conseguenze drammatiche la vita del paziente e ad un stato depressivo i famigliari che gli stanno accanto.

Secondo le statistiche, le persone affette da questa patologia, hanno un’età compresa dai sessantacinque anni in su, anche se un buon 5% potrebbe rientrare tra i quaranta-cinquanta anni o tra i cinquanta-sessanta. A questo punto, attendendo dei nuovi progressi da parte della ricerca, rimane più che mai valido il vecchio motto: “Prevenire è meglio che curare”. Quando l’unico antidoto, è rappresentato da alcune sane e miracolose regole che possiamo seguire unicamente prima dell’insorgere della malattia, non ci resta che farle nostre, quando appunto il cervello è ancora vigile.

Le linee guida, mirate essenzialmente all’alimentazione e all’attività fisica, sono state elaborate già da qualche anno da un team internazionale di ricercatori della George Washington University School of Medicine, dietro richiesta di alcune pratiche e misure da consigliare al pubblico.

Innanzitutto, si legge, è doveroso ridurre l’assunzione di grassi saturi e grassi trans che troviamo essenzialmente nei dolci industriali e nei cibi fritti.

Un sì assoluto a verdure, legumi, frutta, cereali integrali, noci e frutta secca per assicurarci una maggiore introduzione di vitamina E. Inoltre, una giusta quantità di carne, latte, formaggio, uova, salmone, merluzzo, assicurerebbero una buona introduzione di vitamina B12.

Un’altra regola, è quella di non assumere integratori che contengano ferro o rame e cercare di evitare l’assorbimento di alluminio contenuto in farmaci antiacido, lieviti in polvere, pentole.

Per quanto poi concerne l’attività fisica, si consiglia di camminare a passo svelto almeno tre volte a settimana per circa 40 minuti; per l’attività mentale, sarebbe ideale esercitare quotidianamente la mente con cruciverba ed esercizi simili.

Osservando attentamente tali regole non proprio così restrittive e difficili da attuare e cercando di farle divenire nostre ancor prima dell’avvicinarsi dei 60 anni, ci assicureremo una notevole riduzione del rischio di sviluppare in seguito il temuto e devastante morbo di Alzheimer.

(Simonetta Pietrangeli/com.unica 30 settembre 2016)

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