Continuano le scosse nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto di mercoledì notte. Ieri pomeriggio un sisma di magnitudo 4.3 ha provocato altri crolli a Amatrice. L’ultimo bilancio è di 250 vittime e 365 i feriti in ospedale, molti in gravi condizioni: il conto finale dei morti, dice la Protezione civile, potrebbe superare i 309 del terremoto del 2009 a L’Aquila, mentre sono 2.500 gli sfollati.

Le squadre di soccorso continuano a scavare in cerca di sopravvissuti. Ieri sono state tratte in salvo 238 persone e sono sei, non settanta come si credeva, i dispersi dell’Hotel Roma. È stata operata e sta bene Giulia, la bambina di otto anni rimasta nove ore sotto le macerie.

Nei borghi colpiti il terremoto ha anche danneggiato 293 beni culturali, come chiese e edifici storici, 50 sono crollati. Si tratta di un numero destinato a salire vista la vastità della zona colpita dal sisma. Dai comuni colpiti “ci chiedono una ricostruzione dei borghi storici che sia fedele all’immagine che nei secoli questi centri storici hanno conservato, credo che sia una sfida che dovremmo raccogliere”, dice il ministro della cultura Franceschini. E aggiunge: “si può ricostruire garantendo anche la sicurezza antisismica. Quei luoghi devono tornare ad essere così come sono stati”. Alcuni di questi, come Amatrice erano nella lista dei borghi più belli d’Italia. ”E’ una sfida, ma l’Italia la deve a quelle comunità”.

Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza con sospensione delle tasse per i Comuni colpiti, stanziato un primo pacchetto di aiuti da 50 milioni. A seguito della delibera, ha spiegato Renzi, il ministro dell’Economia Padoan potrà varare il blocco delle tasse per quelle zone. Si tratta di “misure iniziali, che sono il primo segno d’attenzione”, ha aggiunto il premier. Ci sono due priorità, la ricostruzione e la prevenzione. “La ricostruzione è la prima. Il nostro è un impegno morale nei confronti delle donne e degli uomini di quelle comunità. Che hanno diritto ad avere un futuro, che devono restare delle comunità”, ha detto il premier. E poi, lanciando il progetto “Casa Italia”: “Dobbiamo pensare alla prevenzione sismica. Dobbiamo essere seri su questo tema. Deve essere il nostro compito per il futuro”.

È stato annunciato anche un piano di interventi di prevenzione su scala nazionale. Un vero e progetto sulla “prevenzione: dalle bonifiche, al dissesto idrogeologico, la prevenzione sismica, efficienza energetica…”, dice il premier chiedendo l’unità nazionale su questi temi, riprendendo l’appello di Sergio Mattarella, che aveva chiesto all’Italia di unirsi nello sforzo della ricostruzione. La ricostruzione dei paesi colpiti dovrà basarsi su dei criteri diversi dal passato. “No a città nuove, rinascano dove erano”, afferma il ministro Delrio in un’intervista al Corriere della Sera. “La decisione verrà presa quando usciremo dall’emergenza vera e propria. Adesso è il momento di scavare, per tenere accesa la speranza di chi è stata colpito da questa tragedia tremenda. Ma quando imposteremo la ricostruzione daremo la parola a chi rappresenta la gente del posto” dice il ministro. 

La messa in sicurezza dei soli edifici pubblici, costerebbe in Italia 50 miliardi, per i privati ne servono fino a 300. “Un Piano di prevenzione da 4 miliardi l’anno per 20 anni, 2 miliardi per l’idrogeologico e 2 per l’antisismico: questo serve” afferma Mauro Grassi, coordinatore della task force per gli interventi antidissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio, che non ha competenze specifiche sui terremoti ma è uno degli uomini in prima linea di Palazzo Chigi sulla prevenzione territoriale. Un terremoto non si può evitare – scrive il Sole 24Ore – ma si possono evitare molte delle ferite che comporta ai territori colpiti dalle scosse: enorme numero di edifici crollati (non di rado anche di recente costruzione), frane più vaste e profonde del dovuto, crollo di ponti e viadotti, infrastrutture rese inutilizzabili nel momento dell’emergenza, collegamenti insufficienti. E spesso la correlazione fra tutti questi fenomeni è altissima e converge a rendere molto più drammatico il bilancio delle catastrofi.

(com.unica, 26 agosto 2016)

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