La Turchia ha inviato 300 mercenari siriani in Libia per fermare l’avanzata del generale Khalifa Haftar e un altro migliaio è pronto alla partenza, riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (La Stampa). Secondo la ong, che ha sede nel Regno Unito, ma ha una vasta rete di collaboratori sul terreno, «un gran numero di soldati e combattenti che sono stati trasferiti in Libia provengono dal movimento Hazm», una fazione armata siriana che è stata disciolta diverso tempo fa. Ai combattenti, aggiunge l’Osservatorio, viene offerto uno stipendio che oscilla tra i 2.000 e i 2.500 dollari al mese e il loro soggiorno in Libia va dai tre ai sei mesi.

Il parlamento di Ankara si riunirà in seduta straordinaria il 2 gennaio per votare un intervento delle truppe regolari. Il voto del Parlamento turco alla mozione per inviare le truppe potrebbe anche anticipare rispetto al previsto. Secondo il sito del giornale Daily Sabah, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu incontrerà domani i leader dei partiti politici rappresentati in Parlamento, per informarli sulla mozione del governo che richiede il dispiegamento di forze militari nel Paese nordafricano.

La Grecia chiede un posto al tavolo dei negoziati sulla Libia e annuncia il ricorso al Tribunale internazionale dell’Aia contro l’intesa fra Ankara e Tripoli che ha definito le rispettive aree di competenza nel Mediterraneo (Al Jazeera). 

I 32 migranti libici a bordo della nave Alan Kurdi, salvati in mare la notte di Natale, sono sbarcati a Pozzallo. “Sono famiglie del ceto medio che scappano dalla guerra”, dice il sindaco, Roberto Ammatuna, chiedendo un commissario straordinario per la crisi libica.

com.unica, 30 dicembre 2019

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