ArcelorMittal ha depositato al Tribunale di Milano l’atto di citazione per il recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva, preliminare all’acquisto. Oggi il presidente del Tribunale assegnerà la causa per decidere se la rimozione dell’immunità penale legittimi la risoluzione contrattuale. Secondo la procura di Taranto, scrive La Stampa, lo scudo penale previsto del decreto Salva Ilva del 2015 è operativo e legittimo: un condizione che  potrebbe “smontare” il presupposto delle motivazioni avanzate dalla società indiana.

In un incontro tra il premier e i parlamentari pugliesi del M5S sulla questione dell’ex Ilva, i rappresentanti pentastellati si sono opposti alla possibile reintroduzione dello scudo penale (Repubblica). La riunione, a quanto si apprende, non avrebbe avvicinato le posizioni: «È andato malissimo», dice un partecipante. La pattuglia capeggiata dall’ex ministro Barbara Lezzi non ha ceduto sull’ipotesi di varare un decreto per introdurre uno scudo, magari in versione “soft”, che “tolga ogni alibi” ad Arcelor Mittal. Il premier avrebbe prospettato tutte le difficoltà nella gestione del dossier e spiegato che una norma, magari di carattere generale, per garantire la non punibilità per danno ambientale, toglierebbe ogni pretesto all’azienda, anche in vista dell’annunciata battaglia legale. Conte ha chiesto inoltre a tutti i ministri di presentare progetti per far ripartire Taranto (Il Sole 24 Ore). 

Sull’Ilva Di Maio sembra cercare il casus belli che potrebbe far cadere il governo. Conte – scrive oggi il Corriere – appare preoccupato per la tenuta del Movimento. Vede un disimpegno di Di Maio, che sembra non volerci mettere la faccia. Sa che in caso di successo con l’ArcelorMittal, il merito sarà collettivo, mentre in caso di sconfitta, perderà da solo. Domani ci potrebbe essere un Cdm sul tema. In più, si avvicinano le Regionali. Il fallimento sull’Ilva, magari con incidente parlamentare, e un crollo dem in Emilia-Romagna, condito da risultati deludenti per M5S (se deciderà di presentarsi), non sarebbero un buon viatico per il proseguimento del governo oltre la primavera.

Sullo sfondo di queste beghe da cortile si inscrive la crisi dell’acciaio, in cui l’Italia rischia di pagare il prezzo più alto (Il Sole 24 Ore). In Europa, in particolare, le difficoltà sono inasprite dalla «guerra dei dazi» innescata dalle politiche protezionistiche del Governo Trump. Molti flussi commerciali provenienti da Paesi extraeuropei, indirizzati verso gli Usa, sono stati dirottati all’interno dei confini europei. Nei volumi di produzione bisogna però distinguere tra due tipi di prodotto, sottolinea sempre il Sole 24 Ore: i «lunghi», destinati all’edilizia (e per i prodotti di maggiore qualità, automotive e meccanica) e i «piani», prodotti legati all’industria manifatturiera pesante, come la filiera automobilistica, l’elettrodomestico, la cantieristica, i lavori pubblici. I piani sono la specialità dell’Ilva e di un unico altro operatore in Italia (il gruppo Arvedi). Il venir meno di una fonte di approvvigionamento interna di questo tipo non può non impattare su gran parte delle filiere produttive italiane, con ripercussioni sul livello delle scorte, dei prezzi. Per questo motivo la vicenda dell’ex Ilva è un problema di politica industriale che investe tutta Italia.

com.unica, 13 novembre 2019

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