Con 120 seggi e il 28% dei voti, il PSOE di Pedro Sánchez ha vinto le elezioni generali in Spagna. Ma i socialisti non riusciranno a formare né un governo con Unidos Podemos (che ha ottenuto 35 seggi) né un esecutivo con Ciudadanos che ha guadagnato solo 10 deputati. Per governare serve un accordo con i popolari (Corriere). La lista del premier ad aprile aveva il doppio dei seggi rispetto al Pp. Ora la distanza si è ridotta e la soluzione più probabile è un’intesa tra i due grandi partiti, coerente con la tendenza al ritorno del bipolarismo. L’obiettivo di Sánchez era sconfiggere nettamente il Pp e indurlo ad astenersi, senza nessuna condizione che non fosse la linea dura con i separatisti catalani. L’obiettivo è fallito. I popolari proveranno a chiedere a Sánchez la rinuncia alla Moncloa, la sede del premier.

Vox ha raddoppiato il numero di deputati: da 24 a 52. Il partito di estrema destra diventa la terza forza in Parlamento. I popolari ottengono 88 seggi, mentre nelle precedenti elezioni ne avevano soltanto 66 (Bloomberg). I dati di Vox in tarda serata fanno esultare il loro leader Santiago Abascal: “Siamo la terza forza politica!”. La formazione di sinistra Podemos è ridimensionata, passando – a scrutinio quasi ultimato – da 42 deputati a 35, e Ciudadanos crolla, da 57 seggi a 10, al sesto posto, cedendo il passo anche a Esquerra Republicana che si assesta al quinto posto con 13 seggi.

com.unica, 11 novembre 2019

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