Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto di fronte al Copasir e ha negato qualsiasi ruolo dei servizi segreti italiani, o suo personale, nella gestione del cosiddetto Russiagate. “Non ho mai interloquito con Barr, né per telefono né per iscritto”, ha spiegato Conte (Ansa).

Per il tramite dell’ambasciata italiana a Washington, “non a me direttamente. Io non ho mai parlato con Barr”, puntualizza Conte. Barr chiedeva uno “scambio preliminare di informazioni con la nostra intelligence” per “verificare l’operato di agenti americani” in Italia nel 2016. In particolare, l’oggetto di interesse era Joseph Mifsud, il docente maltese di stanza in quel periodo alla Link Campus University e che ha agganciato George Papadopoulos, consulente dell’allora candidato alle presidenziali Trump, per passargli la notizia che i russi avevano email hackerate ad Hillary Clinton. È uno dei punti di partenza del rapporto Mueller che ha fatto emergere contatti tra lo staff di Trump ed i russi. Per il presidente Usa Mifsud era un agente provocatore che voleva incastrarlo dimostrando che si era avvalso dell’aiuto di Mosca per essere eletto.

La sensazione che si ricava da tutto questo è che le ombre non siano state fugate del tutto. C’è da chiedersi come mai Barr sia tornato due volte a Roma e come mai sia arrivata a Roma, dopo la seconda visita la seconda visita dell’attorney general americano, la direttrice della Cia, che forse voleva avere maggiori informazioni su tutta la vicenda.

Conte ha anche risposto alle critiche della Lega e ha invitato l’ex ministro Matteo Salvini a riferire a sua volta sui rapporti con Gianluca Savoini e sui suoi incontri a Mosca. I “rapporti russi” del leader leghista, al centro di un’inchiesta di Report, sono l’occasione per la maggioranza di andare all’attacco: il M5S accusa l’ex alleato di “scappare dal Parlamento” mentre il Pd ha presentato un’interrogazione urgente sui presunti fondi russi al Carroccio (HuffPost). I consiglieri Rai in quota Lega e FdI accusano invece la trasmissione di Rai 3 di aver violato la par condicio prima delle regionali in Umbria.

com.unica, 24 ottobre 2019

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