Contrasto alle fake newsfinanziamenti illeciti ai partiti politici, aumento della propaganda russa interferenza elettorale dei Paesi stranieri. Sono stati questi i temi trattati dal Parlamento Europeo, riunito oggi in plenaria, considerati come una minaccia per le democrazie europee, cui unici benefattori sono i movimenti anti-UE e le forze estremiste e populiste.
Sono 998, infatti, i casi di disinformazione attribuiti alla Russia per quest’anno. Nella risoluzione non legislativa adottata giovedì, con 469 voti favorevoli, 143 contrari e 47 astensioni, i deputati hanno sottolineato come i tentativi di influenzare i processi decisionali negli Stati membri mettano a rischio le società democratiche europee.
Il PE ha evidenziato inoltre che l’interferenza di Paesi stranieri nelle elezioni nazionali ed europee è ormai sistematica e può assumere forme diverse: campagne di disinformazione sui social media, attacchi hacker contro infrastrutture elettorali critiche o sostegno finanziario diretto e indiretto ad attori politici. Nella maggior parte dei casi, queste ingerenze favoriscono candidati anti-UE, estremisti e populisti.
Nonostante la maggioranza dei Paesi UE abbia vietato, in tutto o in parte, le donazioni estere ai partiti politici e ai candidati, alcuni attori stranieri riescono a eludere le leggi e a offrire sostegno ai propri alleati.
Nel testo si rimanda anche ai casi denunciati da Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung nei confronti del Partito della libertà austriaco, da Buzzfeed e L’Espresso nei confronti della Lega per Salvini Premier e alle denunce della stampa britannica a proposito della campagna Leave.EU.
È forte, dunque, l’aumento della propaganda russa. I deputati hanno affermato di essere estremamente preoccupati dal “carattere altamente pericoloso della propaganda russa”, considerata come la principale fonte di disinformazione in Europa. I casi di fake news attributi a fonti russe sono infatti più che raddoppiati dal gennaio 2019 rispetto allo stesso arco di tempo nel 2018 (434).
Inoltre, nella risoluzione si condannano fortemente le “azioni sempre più aggressive” compiute da attori statali e non statali di paesi terzi che cercano di compromettere la sovranità di tutti i Paesi candidati all’adesione all’UE nei Balcani occidentali e nei Paesi del partenariato orientale.
Per far fronte alla situazione, il PE ha chiesto che la task force East StratCom sia potenziata, divenga una struttura permanente e riceva una maggiore dotazione finanziaria. Si invitano inoltre i social media a cooperare nella lotta contro disinformazione, senza compromettere la libertà di espressione, mentre l’UE dovrebbe elaborare un quadro giuridico che possa far fronte alle minacce ibride (attacchi informatici e disinformazione).
L’UE si occupa attivamente di disinformazione dal 2015, da quando è stata istituita la Task Force East StratCom nell’ambito del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), con l’obiettivo di comunicare correttamente le politiche e le decisioni dell’UE ai vicini Paesi orientali. Nell’ottobre 2018, prima delle elezioni europee, Facebook, Google, Twitter e Mozilla hanno aderito al Codice di condotta (dal 2019 anche Microsoft), accordandosi volontariamente su standard di autoregolamentazione per combattere la disinformazione. Nel dicembre 2018, la Commissione europea ha inoltre pubblicato un Piano d’Azione contro la Disinformazione.
Entro il 2020, saranno più di 50 le elezioni che si svolgeranno negli Stati membri, tra elezioni presidenziali, nazionali, locali o regionali.

com.unica, 11 ottobre 2019

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