Il taglio dei parlamentari è legge, con il via libera della Camera (553 sì, 14 contrari e 2 astenuti) alla riforma della Costituzione. Da 945 parlamentari si scenderà a 600, modifica che entrerà in vigore una volta trascorsi i tre mesi necessari per la richiesta di referendum confermativo. Servirà tempo anche per ridefinire i collegi e per una nuova legge elettorale, come da contrappeso chiesto dal Pd per sostenere la misura simbolo dei 5 Stelle (Rainews). 

Nello specifico la riforma prevede la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, e fisserà il numero totale dei parlamentari a 600, con 400 deputati e 200 senatori (al momento sono 630 e 315). Ci sarà anche un taglio dei senatori eletti all’estero, non saranno più 6, ma 4, e di quelli a vita nominati dal Presidente della Repubblica, il cui numero non potrà in alcun caso essere superiore a cinque. Ridotto, infine, anche il numero minimo di senatori per ogni Regione o Provincia autonoma, che da 7 passerà a 3, ad eccezione del Molise e della Valle d’Aosta che, come è previsto nella legge attuale, avranno rispettivamente due e un eletto in Senato (Il Tascabile).

A favore hanno votato i gruppi del M5S (seppure con dieci deputati indicati come «dissidenti», che risultavano in missione o che non hanno partecipato al voto), del Pd (che fino a qualche settimana fa era contrario), Italia Viva ma anche, dall’opposizione, la Lega e Fratelli d’Italia. Una riforma, insomma, che sulla carta è fortemente condivisa (Corriere). Un applauso dell’Aula proveniente soprattutto dai banchi di M5s, ha salutato l’approvazione definitiva della riforma. E il premier Giuseppe Conte ha parlato di «una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere». E ancora: «Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l’Italia è una giornata storica».

Dura la reazione di Benedetto della Vedova, segretario di Più Europa, una delle forze politiche che più si sono spese contro la riforma, che parla di «macelleria costituzionale» ricordando che anche il Pd e Renzi fino a non troppo tempo fa erano d’accordo con lui. Tra le voci critiche anche quella del costituzionalista Sabino Cassese, intervistato da La7: “Non ho capito in base a quale criterio abbiano deciso di tagliare 1/3 dei parlamentari e non la metà o 1/5, perché le motivazioni erano solo quelle di dare un segno al Parlamento: tu conti di meno, il numero non era rilevante. Il risultato di un Parlamento con un minor numero di parlamentari sarà rafforzare i partiti, che non sono quelli di una volta: essendoci meno parlamentari, giocherà un minor ruolo il notabilato locale e quindi le segreterie dei partiti faranno il bello e il cattivo tempo. Il sistema diventa più oligarchico: più decisioni dall’alto e meno decisioni prese dal popolo”.

com.unica, 9 ottobre 2019

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