Donald Trump ha difeso la sua decisione di consentire alla Turchia di invadere i territori curdi nel nord della Siria. Il presidente americano ha anche minacciato di distruggere l’economia turca, “se Ankara farà qualcosa che io considero off limits” (Nyt). Fonti dell’amministrazione parlano di 50-100 militari che verranno riassegnati in altre basi. In ogni caso, aggiungono, non c’è alcun “via libera ad azioni contro la popolazione curda o contro chiunque altro” (Washington Post).

Imprigionato fra Trump, la Turchia e i curdi, il Pentagono prova a ricostruire una strategia per la Siria scrive il Nyt. Per la seconda volta in meno di un anno, il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Stato, il Congresso e il personale dell’istituto di sicurezza nazionale si stanno dando da fare per rispondere alle parole di un presidente che vede la Siria e la lotta contro l’ISIS come una battaglia in gran parte vinta. Lunedì, dopo l’annuncio della Casa Bianca, i funzionari del Dipartimento della Difesa stavano lottando per rimettere insieme la loro strategia militare siriana già frammentaria.

L’alleanza a guida curda Syrian Democratic Forces ha definito la mossa statunitense come “una coltellata alla schiena” (Al Jaazera). Anche i repubblicani criticano la scelta di Trump. In alcune città sul confine i veicoli militari americani hanno già abbandonato la loro posizione (Bbc).  

Trump pianta così in asso i curdi siriani, scrive Il Foglio. I curdi siriani in questo momento custodiscono decine di migliaia di prigionieri dello Stato islamico, che ora il comunicato dell’Amministrazione Trump affida alla Turchia come se ci fosse in programma un passaggio di consegne ordinato. Invece è molto probabile che i curdi opporranno resistenza e che per combattere contro i turchi stringeranno un’alleanza lampo con il regime siriano.

com.unica, 8 ottobre 2019

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