A tre giorni dagli attacchi ai siti petroliferi sauditi, gli Usa aumentano la pressione sull’Iran. Dopo l’Arabia, anche la Casa Bianca ha fatto sapere di avere prove delle responsabilità di Teheran nell’azione. Una versione assecondata anche da Trump, che fa però sapere che sono in corso verifiche e che vorrebbe evitare un’escalation militare (Nyt). Intanto le unità navali dei Pasdaran iraniani hanno sequestrato nello stretto di Hormuz una nave sospettata di contrabbandare gasolio verso gli Emirati Arabi Uniti. Nell’operazione è stato fermato anche l’equipaggio. Lo riporta l’Isna.

Secondo il presidente iraniano Rohani, che ha smentito qualsiasi possibile incontro con Trump, gli attacchi sarebbero stati condotti da “yemeniti” in risposta all’offensiva militare saudita nel Paese. Gli houthi minacciano anzi nuovi attacchi (Scmp). Per l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, “non è del tutto chiaro chi sia dietro l’attacco “ma è urgente trovare una soluzione politica (Ansa). “È un incidente estremamente serio, con conseguenze che vanno molto oltre la regione”, ha aggiunto, sottolineando che “gli attacchi rischiano di trascinare lo Yemen in una conflagrazione regionale”. Griffiths ha ribadito che “non c’è tempo da perdere” e bisogna trovare una soluzione politica.

Alla riapertura del Brent, il prezzo del greggio sui mercati è schizzato di quasi il 20%, per poi chiudere a +14%. Ma le Borse hanno digerito la crisi del weekend, anche grazie alla promessa di diversi Paesi di compensare il calo di rifornimenti sauditi con le proprie riserve petrolifere.

com.unica, 17 settembre 2019

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