La minaccia di Donald Trump di alzare i dazi sulle importazioni dalla Cina – e di estenderli praticamente all’intero import cinese – ha fatto crollare i mercati  (Repubblica). Questa mattina, i principali indici in estremo Oriente hanno registrato alla conclusione degli scambi un rosso pesantissimo: il Composite di Shanghai è crollato del 5,58%, mentre Shenzhen è sprofondata del 7,38% e Hong Kong del 2,9%. Ma, scrive il Corriere, l’economia Usa continua a crescere. E quindi il presidente americano può permettersi di andare allo scontro con Pechino.

Sul Sole 24 Ore si sottolineano i rischi legati ai tweet esplosivi di Trump, una storia di una relazione pericolosa per i mercati. Tweet che raggiungono un esercito di 53 milioni di lettori spesso ad un ritmo di una decina al giorno: tutto appare in gioco, da rivali internazionali a avversari domestici, a paesi alleati che non fanno abbastanza per l’America. Fino e soprattutto a temi, se non tabù, in passato trattati con estrema cautela dai predecessori alla Casa Bianca: le piazze azionarie e valutarie, il petrolio, la Federal Reserve, i tassi di interesse. Come trattative commerciali dall’alta posta in gioco quali quelle tra le due maggiori potenze economiche al mondo, Stati Uniti e Cina. Sempre nello sforzo di spingere quella che che è stata battezzata come una politica “transactional”, volta a massimizzare il suo vantaggio immediato. Al prezzo di generare incognite e elevata volatilità, un clima cioè potenzialmente pericoloso sui mercati anche qualora non venisse poi dato seguito a minacce.

Il governo di Pechino non ha comunque cancellato la missione negli Usa. Da domani la delegazione cinese e quella americana inizieranno il round decisivo dei negoziati sul commercio. Giovedì e venerdì è atteso negli Stati Uniti il vicepresidente cinese Liu He (Bloomberg). Fonti americane fanno sapere che la Cina avrebbe fatto marcia indietro su alcuni degli impegni presi durante i colloqui commerciali. E questo avrebbe spinto Trump a minacciare l’aumento dei dazi (Reuters).

Intanto ieri due navi della marina militare americana, per la terza volta dall’inizio del 2019, hanno sconfinato nelle acque del Mar Cinese meridionale nei pressi delle isole Spratly, arcipelago conteso tra la Cina e altri paesi della regione. Immediata la reazione di Pechino che ha invitato gli Stati Uniti a interrompere le “azioni provocatorie” (Bloomberg). 

com.unica, 7 maggio 2019

Share This: