L’Italia è ufficialmente in recessione tecnica. L’Istat ha certificato che il Pil nel quarto trimestre 2018 è sceso dello 0,2%, registrando il secondo calo consecutivo dopo quello del terzo trimestre. Il premier Giuseppe Conte ha detto che il dato era “nell’aria”, assicurando che la ripresa avverrà già quest’anno (Repubblica). Il ministro dell’Economia Giovanni Tria sottolinea che è “il momento di rilanciare gli investimenti”. Mentre il vicepremier Luigi Di Maio pensa di poter invertire il ciclo con reddito di cittadinanza e quota 100.  Ma si tratta di una pia illusione secondo gli industriali e i maggiori operatori economici. “Il contributo alla risalita del Pil? Secondo i calcoli non vale più dello 0,1-0,2% – scrive Dario Di Vico sul Corriere. Per Di Maio il Reddito di cittadinanza varrà 8 miliardi e altri 5 sono legati all’anticipazione delle liquidazioni agli statali. Ma senza investimenti l’effetto anticrisi resta limitato.” Il tema degli investimenti dovrebbe essere quindi al centro delle preoccupazioni del governo, come ribadito anche dal presidente di Assolombarda Carlo Bonomi nel confronto milanese con Giuseppe Conte: ha chiesto infatti  al premier «una manovra compensativa» che abbia al primo punto lo sblocco delle 400 opere pubbliche già finanziate.

La frenata peserà sui conti pubblici, con il rischio di dover ricorrere a una manovra bis. Dal governo assicurano: “Non se ne parla prima di giugno”, scrive La Stampa. Il debito pubblico in proporzione al Pil intanto è destinato ad aumentare (Corriere). Un dato negativo che produce il crollo della fiducia delle imprese, consumi di bassa qualità e debolezza delle banche, spiega Repubblica. Il presidente di Confindustria Boccia chiede di reagire, partendo dal rilancio dei cantieri: previsti due decreti.  

Il vicepresidente della Commissione Ue Vladimir Dombrovskis commenta: “Come previsto, si vede l’impatto sui conti dell’incertezza delle politiche economiche” (Repubblica). “Il rallentamento dell’economia derivante da fattori esterni come tensioni commerciali o difficoltà dell’economia globale – prosegue l’ex premier lettone – sta interessando molti paesi, ma l’Italia rallenta più marcatamente rispetto al resto dell’eurozona”. Intanto, il tasso di occupazione a dicembre ha toccato quota 58,8%, al top dal 2008, dovuto in particolare però a un aumento di dipendenti a termine e partite Iva (Linkiesta). 

Il rallentamento dell’economia interessa come detto tutta l’Eurozona, che nel 2018 ha fatto segnare la più bassa espansione dal 2014 (Il Sole 24 Ore). Il prodotto interno lordo nei 19 Paesi che condividono la moneta unica è aumentato dello 0,2% nel quarto trimestre e dell’1,2% su base annua. I dati mostrano che tra le grandi economie, con l’ultimo trimestre in frenata, la Germania ha chiuso l’anno passato con una crescita dell’1,5%, la Francia si è fermata all’1,5%, e l’Italia allo 0,8% (corretto per gli effetti di calendario), mentre la Spagna ha mantenuto comunque un passo più rapido dei partner europei con un progresso del 2,5 per cento.

com.unica, 1 febbraio 2019

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