Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio evoca il complotto delle lobby contro il governo, che avrebbero messo lo zampino nelle relazioni tecniche del Mef secondo cui il Dl dignità farebbe perdere 80mila posti di lavoro. Dura la difesa della Ragioneria generale dello Stato da parte del Ministero dell’Economia e anche dell’ex ministro, Pier Carlo Padoan, che assicurano che non c’è stato alcuna ingerenza esterna (Repubblica): “Non ho sentito quanto affermano dal M5s ma se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perché sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile”, afferma Padoan. “Il decreto dignità e la relazione tecnica sono predisposti dal ministero del Lavoro. Quanto allo spoil system, è nelle prerogative di ciascun ministro”.

La stima però viene dall’Inps, ricostruisce il Corriere, che identifica nel vero obiettivo dell’attacco di Di Maio il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco. A lui si riferisce il Movimento 5 Stelle quando lascia filtrare sulle agenzie che “bisogna togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato del governo”, aggiungendo che servono “persone di fiducia, non vipere”. Franco è stato nominato dal governo Letta nel 2013. Ma è stato prorogato per un anno dal governo Gentiloni lo scorso otto maggio, appena due mesi fa, dopo le elezioni ma prima che si insediasse il governo Conte. Mentre per La Stampa Di Maio non si fiderebbe più del ministro del Tesoro perché troppo vicino agli ambienti di Banca d’Italia e troppo pronto ad ascoltare le indicazioni che arrivano da Bruxelles. Che si preoccupi eccessivamente del rispetto delle compatibilità economiche, specie per quanto riguarda le coperture finanziarie ai molti ambiziosi progetti di spesa.  Silvio Berlusconi, intervistato dal Giornale, rilancia la sua candidatura alle prossime europee: “I grillini massacrano chi produce”.

L’Inps ha calcolato che l’introduzione del pensionamento anticipato costerebbe tra i 4 e 14 miliardi di euro annui (La Stampa). L’Istituto ha simulato quali potrebbero essere gli effetti delle modifiche sul sistema nell’arco di dieci anni, arrivando a stimare fino a 1 milione e 172 mila assegni in più l’anno.

(com.unica, 15 luglio 2018)

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