Il ministro degli Esteri Boris Johnson, da sempre tra i più convinti sostenitori dell’uscita del Regno dall’Ue, ieri ha lasciato il governo, spiegando in una lettera alla premier Theresa May le ragioni del suo dissenso con l’attuale piano che vira verso un’uscita soft (New York Times). “Il sogno Brexit sta morendo”, ha detto Johnson. Le sue dimissioni arrivano a meno di 24 ore da quelle del segretario alla Brexit David Davis, sostituito dal 44enne Dominic Raab. Quest’ultimo, sottosegretario con David Cameron e poi con May, era attualmente vice-ministro dell’Edilizia viene considerato una stella nascente dei conservatori. Resta da vedere se avrà davvero in mano il negoziato sulla Brexit o Theresa May lo userà solo come facciata per tenere buona l’ala più anti-europea dei Tories. “La trattativa sarà burrascosa ma l’importante è arrivare in fondo”, diceva Raab nei giorni scorsi alla Bbc, “e per riuscirci occorrono flessibilità e pragmatismo”. Da giovane collaborò ai negoziati di pace fra israeliani e palestinesi: non sarà meno difficile far quadrare il cerchio della Brexit (Repubblica).

Al neo ministro alla Brexit Raab toccherà il difficile compito di portare avanti la trattativa con l’Europa (Guardian). Il governo è in forte difficoltà e secondo diversi osservatori potrebbe saltare (HuffPost). La corrente più “brexitiana” sta raccogliendo le firme per un voto di sfiducia, ma i “falchi” fautori della hard Brexit non avrebbero i numeri per una maggioranza alternativa (Il Sole 24 Ore). La corrente euroscettica sostiene che lasciare la Ue sbattendo la porta, senza un accordo, sarebbe meglio di accettare un’intesa con troppe concessioni, quindi le possibili conseguenze di un’uscita non li preoccupano. La Ue ha detto che intende continuare a negoziare con il Governo May. È nell’interesse di Bruxelles sostenere la soft Brexit proposta dalla premier, perché l’alternativa è un’uscita della Gran Bretagna senza un’intesa e l’ascesa al potere di un euroscettico.

(com.unica, 10 luglio 2018)

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