Oggi i ministri degli Esteri europei faranno il punto sullo stato della negoziazione della Brexit. Intanto l’Eba, l’autorità bancaria europea, chiede alle autorità competenti di assicurarsi che i gruppi bancari e finanziari compiano i passi necessari. Le banche europee devono fare di più per prepararsi allo scenario di una Brexit senza un accordo di recesso o un periodo di transizione – ammonisce l’Eba (Ansa). Per il presidente Andrea Enria i gruppi “non possono dare per scontato di poter continuare a operare come adesso né possono sperare in accordi politici ancora non realizzati o in interventi pubblici”.

A due anni dal referendum, quasi la metà degli 800 dirigenti intervistati in sei Paesi Ue ha dichiarato che le loro imprese hanno ridotto gli investimenti nel Regno Unito (Bloomberg).

Qual è stata la vera motivazione della Brexit? Era economica o culturale? Sul Foglio risponde a queste domande il filosofo conservatore pro-Brexit Roger Scruton, intervistato dal Foglio. “La motivazione era piuttosto culturale, anche se politici come David Cameron volevano convincerci che si trattava solo di una questione economica. Gli inglesi non accettano le leggi imposte dall’esterno, specialmente le leggi che trasformano il loro modo di vivere e la popolazione del paese”. Che ne pensa del populismo? “Dobbiamo specificare cosa si intende con la parola ‘populista’. Oggi è un termine abusato adottato da una élite che pensa di avere un diritto divino di controllare gli eventi, quando la gente non è d’accordo con essa. E’ un modo per dire che le persone comuni devono essere guidate da persone più sagge di loro, cioè da noi, la classe politica. E’ proprio questo atteggiamento che ha accelerato il voto per la Brexit”.

(com.unica, 26 giugno 2018)

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