Al termine del G7 Donald Trump aderisce al documento conclusivo: una dichiarazione di compromesso che non regola lo scontro sul commercio internazionale ma propone nuovi negoziati (Reuters). Qualche ora dopo, dall’Air Force che lo sta portando a Singapore per il vertice con Kim Jong un, però, il presidente annuncia su Twitter che gli Stati Uniti non firmeranno le decisioni prese, tirandosi così indietro dopo aver accettato in un primo momento le conclusioni del vertice (Cnn). Motivo della marcia indietro le parole pronunciate dal premier canadese Justin Trudeau alla conferenza stampa finale: le tariffe imposte dalla Casa Bianca su alluminio e acciaio sono “un insulto” per i canadesi, perché motivate dal presidente americano con ragioni di sicurezza nazionale (Washington Post).

Leggendo le parole di Trudeau, Trump perde le staffe, si dissocia dal documento finale, definisce il premier canadese “un disonesto e un debole” e rilancia i dazi sulle auto (Rai News). L’Europa prova a smorzare i toni: “Ci atteniamo al comunicato come approvato da tutti i partecipanti al G7”, è la reazione di Bruxelles secondo quanto fanno trapelare fonti delle istituzioni europee.

Al di là di dichiarazioni finali, e prima della spaccatura notturna, quello che rimane del G7 canadese è che il presidente Trump ha usato il summit per ribadire le sue posizioni e minacce in tema di commercio internazionale: ha chiesto che si ponga fine alle pratiche commerciali “ingiuste” che, a suo dire, hanno portato all’esodo di aziende americane e posti di lavoro in altri Paesi (Reuters). “Trump fa la sua più spregiudicata minaccia commerciale ai leader del G7”, scrive il Washington Post: il presidente americano ha detto ai leader stranieri che devono ridurre drasticamente le barriere commerciali con gli Stati Uniti o rischieranno di perdere l’accesso alla più grande economia del mondo.

(com.unica, 10 giugno 2018)

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