Matteo Salvini e Luigi di Maio hanno raggiunto l’intesa sulla squadra di governo e sul premier, che verrà annunciato oggi pomeriggio a Mattarella. Il designato sarebbe Giuseppe Conte, docente di diritto privato all’Università di Firenze, già tra i ministri “annunciati” da Di Maio prima del voto. Ma se Mattarella insisterà sul nome di un politico, scrive Repubblica, ci sono in lista Riccardo Fraccaro e Danilo Toninelli, parlamentari grillini (Corriere). Il nome del premier, indicato dal M5S, porta in dote alla Lega un contrappeso importante: 11 ministeri, al Movimento solo sette.

Per Luigi di Maio si ipotizza un macro ministero di Lavoro e Sviluppo economico, mentre Matteo Salvini sarebbe a capo dell’Interno, dicastero chiave per il tema immigrazione. L’ultima sfida tra partiti e Quirinale – scrivono i quotidiani – è su chi occuperà le poltrone di ministro dell’Economia e degli Esteri. I leghisti hanno intenzione di mandare all’Economia Paolo Savona, economista, 82 anni, rigorista ma anche anti-euro, già ministro dell’Industria nel governo tecnico di Ciampi. Agli Esteri sembra ormai certo il nome dell’ex ambasciatore Giampiero Massolo, ma la Lega non rinuncia all’idea del giurista Enzo Moavero Milanesi. Circola il nome di Giancarlo Giorgetti per il sottosegretariato alla presidenza del Consiglio o per l’Economia, e quello di Guido Crosetto per la Difesa. La poltrona della Giustizia dovrebbe toccare al grillino Alfonso Bonafede, ai Trasporti i grillini indicano Laura Castelli. Ai Rapporti col Parlamento e Pari Opportunità Giulia Bongiorno.

Francia e Germania sono preoccupate che la nascita di un esecutivo giallo-verde possa creare frizioni con Bruxelles (Ft). Per il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire la stabilità dell’area euro sarebbe minacciata se il nuovo governo non rispetterà gli accordi su debito, deficit e consolidamento delle banche (Repubblica). Un approfondimento del Def all’esame delle Camere prevede l’innalzamento della spesa pensionistica, che, dopo essersi ridotta per la legge Fornero, comincerà ad aumentare dal 2020, raggiungendo il picco nel 2042 per poi diminuire dal 2050. Il testo del Def, approvato dalla commissione speciale di Camera e Senato, dovrebbe essere esaminato a Montecitorio domani o mercoledì.

Dopo tante prese di posizione allarmate da parte dei maggiori media europei ieri è arrivata nei confronti del governo che sta per nascere un’inaspettata apertura di credito dal Guardian, il quotidiano inglese molto vicino alle posizioni dei laburisti. L’autore del pezzo Larry Elliott (a differenza di altri commentatori del giornale) è noto per le sue posizioni euroscettiche e ritiene che il governo gialloverde potrebbe avere un impatto positivo perché formato da due schieramenti che hanno sempre messo in evidenza l’insostenibilità dell’eurozona, “un edificio in fiamme senza via d’uscita”, come lo definì l’ex leader conservatore William Hague. L’Italia, sostiene Elliott, volle entrarci a tutti i costi nonostante fosse lontana dagli standard richiesti, e il risultato «sono due decenni di stagnazione, motivo per cui ha detto basta ai partiti tradizionali”. Il problema è che “l’euro è una maledizione ma provare a uscirne è peggio”, come dimostrano le reazioni alla bozza del programma Lega-M5S che conteneva la richiesta di una procedura di abbandono della moneta unica. 

(com.unica, 21 maggio 2018)

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