Alcuni membri dello Stato intavolarono una trattativa con Cosa Nostra per mettere fine alla stagione delle stragi del 1992-1993, sentenzia la Corte d’Assise di Palermo, al termine di un processo durato oltre 5 anni. Il Corriere ricostruisce oggi i fatti oggetto del processo (Corriere), con le fonti di prova e i punti deboli di un teorema che lascia ancora molti dubbi sul tavolo.

Il tribunale ha condannato a 12 anni gli ex generali Mario Mori e Antonio Subranni e l’ex parlamentare di Forza Italia Marcello Dell’Utri; a 8 anni l’ex colonnello dei Carabinieri Giuseppe De Donno e il supertestimone, poi imputato per calunnia, Massimo Ciancimino; a 28 anni il boss Leoluca Bagarella. L’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino è stato assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste (Repubblica). Io distrutto da un teorema”, dice Mancino a Repubblica.

La sentenza, secondo il pm Nino Di Matteo “mette per la prima volta in correlazione Cosa Nostra con il Berlusconi politico” oltre che con l’imprenditore (Repubblica). Un’affermazione respinta “con sdegno” da Forza Italia (Ansa) ma fatta propria dal M5S, che prova subito a passare all’incasso nell’altra trattativa, quella per la formazione del governo. Non bisogna dimenticare infatti che Di Matteo è l’ispiratore del programma della giustizia del movimento grillino, esposto in occasione della recente celebrazione a Ivrea del fondatore Gianroberto Casaleggio. E infatti Il Movimento 5Stelle esalta la sentenza: per Luigi Di Maio “muore definitivamente la Seconda Repubblica” e il questore di Montecitorio Riccardo Fraccaro, che parla di “pietra tombale” su Berlusconi, invita Matteo Salvini a decidere con chi vuole stare (Corriere). Si andrebbe quindi verso un governo Di Maio-Salvini: “Al culmine di un mese e mezzo di flagelli, l’unica ipotesi percorribile è che coppia condivida i voti”, scrive La Stampa.

(com.unica, 21 aprile 2018)

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