“In vita mia non ho ancora visto un fanatico dotato di senso dell’umorismo, e non ho nemmeno mai visto una persona dotata di senso dell’umorismo diventare un fanatico, a meno di non perdere il senso dell’umorismo.” 

La frase è tratta da Contro il fanatismo, un bellissimo libro di Amos Oz, e mi è tornata in mente riflettendo sul paradosso dei 5 stelle: un partito fondato da un comico è quello che più di ogni altro difetta del più elementare senso dell’ironia (per non parlare dell’autoironia). Una totale assenza di humour che affiora ad esempio quando qualcuno prova a muovere loro una piccola obiezione, magari nel corso di una banalissima discussione su un social network. Se poi ci si spinge a ovvie considerazioni sulla totale inadeguatezza politica di un Di Battista o del candidato premier in pectore (sic) Di Maio o a qualche innocente battuta sul loro essere dei “personaggetti” (copyright De Luca), è matematicamente certo che pochi minuti dopo l’indirizzo email di colui che ha rivolto loro queste critiche – qualora fosse pubblico – sarà subissato da messaggi di militanti indignati e inferociti che accuseranno il malcapitato – nella migliore delle ipotesi – di essere in combutta con il governoladro, le banche, la P2, il Mossad, i poteri forti, il babbo di Renzi e Pietro Gambadilegno. Si arriva così a infangare la persona o addirittura un’intera categoria (che per loro è sempre una casta), così come è avvenuto con i giornalisti. Ai quali di recente, da una sezione pentastellata milanese è stato recapitato persino un decalogo sui termini da usare per scrivere su di loro loro, e in cui si chiedeva in maniera perentoria: “non chiamateci grillini!”. Certo, qualcuno avrebbe potuto rispondere per le rime prendendo alla lettera la loro intimazione: “va bene, d’ora in avanti vi chiameremo ortotteri”. Ma temo che nessuno dei militanti avrebbe abbozzato.

A pensarci bene, un tale esito poteva essere dato per scontato già prendendo in esame i primi vagiti del “movimento” ai tempi dei vaffaday di una decina di anni fa: stiamo parlando infatti di un movimento politico inquadrato secondo la logica della setta sul modello di Scientology, in cui direttive e regole sono stabilite nelle segrete stanze della premiata ditta Casaleggio & Associati. Gli adepti a una setta al massimo sono capaci di essere sarcastici. Ma il sarcasmo è lontanissimo dall’umorismo: è un qualcosa che non sgorga mai dal cuore o dalla testa ma che sale dalla pancia e dal fegato, come ha scritto di recente Beppe Severgnini: è rozzo cinismo che mira solo a denigrare chi non la pensa come noi ed è agli antipodi di una sana e genuina leggerezza. 

Post scriptum: mentre scrivevo queste righe è apparsa su facebook la condivisione di un’intervista al comico Brignano (uno dei ‘maitre à penser’ di riferimento dei grillini) che, da uno dei tanti bollettini online del circo casaleggiano, dichiarava serissimo al mondo intero che il suo voto è andato al M5s. Un articolo con un titolo a caratteri cubitali, composto con la stessa enfasi che sarebbe stata riservata ad analoga ipotetica dichiarazione di voto di Max Weber dall’aldilà.

Una fragorosa risata seppellirà anche loro prima o poi. È proprio vero che quando una persona non sa più ridere di se stesso è il momento per gli altri di ridere di lui, diceva un famoso psichiatra. 

(Sebastiano Catte/com.unica 12 giugno 2016)

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