Dov’era Dio nei campi di sterminio? Che cosa ne era stato dell’antica alleanza tra Dio e il popolo ebraico? Queste le domande a cui vuole rispondere David Weiss Halivni in L’alleanza scossa ma non rimossa. Riflessioni sulla Shoah, a cura di Dan Eliezer con la traduzione e la revisione di Raniero Fontana (Cantalupa, Torino, Effatà, 2015, pagine 126, euro 11). 

Un libricino di poche pagine con tre testi tratti da volumi dello studioso mai tradotti in italiano, Breaking the Tablets. Jewish Theology after the Shoah (2007) e la sua autobiografia The Book and the Sword (1996), di cui si offre un assaggio per non pregiudicare la possibilità di una traduzione e così di una lettura completa. Lo scrive Anna Foa aggiungendo che amico d’infanzia di Elie Wiesel, David Weiss Halivni è lui stesso un sopravvissuto ai campi.

Nato nel 1927 a Kobyletska Poliana, allora Ungheria e oggi Ucraina, di famiglia ortodossa rabbinica, è stato ordinato rabbino a quindici anni. Deportato ad Auschwitz e di lì a Wolfsberg e a Mauthausen, è stato l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Nel 1947 è emigrato negli Stati Uniti, dove ha compiuto gli studi al Jewish Theological Seminary di New York, la maggiore istituzione conservativa. Dopo la Shoah, quindi, il giovane rabbino ortodosso ungherese si è trasformato in un rabbino liberal. Talmudista, esegeta, studioso di teologia ebraica, ha insegnato all’Università di Columbia e nel 2005 si è trasferito a Gerusalemme, dove continua a insegnare. Nel 2008 ha ricevuto il prestigioso Premio Israele.

(L’Osservatore Romano, 17 giugno 2015)

Articolo di Anna Foa, L’OSSERVATORE ROMANO

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