Con la prima riunione delle assemblee di Camera e Senato il Parlamento italiano inizia oggi, ufficialmente, la XVIII legislatura. L’Assemblea di Montecitorio è convocata per le ore 11 di oggi, quella di Palazzo Madama per le 10.30. Le sedute saranno presiedute da Roberto Giachetti e Giorgio Napolitano. Il primo adempimento è l’elezione dei due presidenti.

La votazione avviene a scrutinio segreto. Al Senato nei primi due scrutini il presidente, per essere eletto, deve ottenere i voti della maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea (161 voti). Al terzo la maggioranza assoluta dei votanti. Se anche in questo caso non si ottiene un vincitore si va al ballottaggio tra i due candidati che hanno avuto più voti nel terzo scrutinio. Alla Camera nel primo scrutinio è necessario ottenere il voto dei due terzi dei componenti dell’assemblea (421 voti), al secondo e al terzo dei due terzi dei votanti, dopo il terzo basta la maggioranza assoluta dei voti.

Difficilmente conosceremo oggi i nomi dei nuovi presidenti. Infatti, quando l’accordo sembrava quasi raggiunto, la trattativa si è interrotta. Luigi di Maio considera Paolo Romani, il candidato proposto dal centrodestra per la presidenza del Senato, invotabile. Forza Italia non è però disposta per il momento a cedere, continua a insistere su Romani e chiede un incontro Di Maio-Berlusconi. Ma il M5S non ne vuole sapere (La Stampa). C’è quindi da domandarsi: fino a che punto è disposto ad andare avanti? Se lo chiede oggi Mario Sechi nella sua newsletter List, sottolineando che Di Maio ha proposto un nuovo incontro tra i capigruppo per trovare “figure di garanzia”, cioè un accordo che non faccia finire tutto a carte quarantotto. E in questi casi, quando i giri di giostra cominciano a diventare tanti, in Parlamento poi accade quello che non ti aspetti: “Si svegliano gattoni che apparivano appisolati, si mettono in moto forze che poi diventano incontrollabili. Potrebbe perfino accadere il miracolo: che il Pd guarisca dall’attacco di infantilismo, cominci a far politica e scongeli i suoi voti.” E in tal caso Berlusconi e il centro destra rischierebbero di restare a mani vuote.

Il Partito democratico al momento sembra intenzionato a votare scheda bianca sia alla Camera che al Senato. Una strategia che sulla carta potrebbe favorire l’elezione di Romani a Palazzo Madama. Ma si sa che si tratta di un’ipotesi solo teorica in assenza di un accordo tra M5S e centro destra. E il mancato accordo potrebbe favorire proprio il rientro del Pd nei giochi. È quel che sostiene anche Mario Calabresi su Repubblica, sottolineando anche che tutto dovrà avvenire alla luce del sole, il che vuol dire che il Pd dovrebbe proporre candidati propri e cercare convergenze. Tutto il resto significherebbe una ripartenza micidiale e incomprensibile a chi ha votato per il Pd e a chi ha sentito il bisogno di riprendere la tessera. Sempre su Repubblica c’è oggi un’intervista al leader della Lega, Matteo Salvini, che ribadisce: “Berlusconi mi segue è solo mal consigliato”. E aggiunge: “A Palazzo Chigi vado io”.

(com.unica, 23 marzo 2018)

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