“L’UNICEF sta rispondendo ai bisogni immediati di circa 20.000 famiglie sfollate dai villaggi attorno ad Afrin, ma ci sono ancora circa 100.000 persone, metà delle quali bambini, nel distretto di Afrin – e anche loro hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata. Insieme ai suoi partner è in grado di fornire quest’assistenza, fra cui articoli medici, di cui sembra ci siano scarse provviste”. È quanto denuncia oggi il portavoce dell’UNICEF, Marixie Mercado, che aggiunge: “sono passati 20 giorni dall’ultima volta in cui siamo riusciti a portare aiuti per la salute e la nutrizione nel distretto di Afrin. Dal 6 marzo, le persone nella città di Afrin hanno sofferto a causa di gravi carenze di acqua, visto che la fonte d’acqua verso Afrin sembra sia stata danneggiata dai combattimenti. Dal 15 marzo, i camion con l’acqua supportati dall’UNICEF hanno smesso di portare acqua sicura, di cui c’è un estremo bisogno, nelle aree vulnerabili della città a causa dell’escalation di violenze”.

Secondo l’UNICEF, al 13 marzo, erano già circa 45.000-50.000 le persone evacuate dal Ghouta orientale, di cui circa il 70% donne e bambini. I rapporti indicano che in centinaia di migliaia stanno ancora aspettando ai punti di uscita per essere spostati nei rifugi collettivi. “Dai quattro punti di uscita nel Ghouta orientale – spiega Mercado – le persone vengono spostate in 7 rifugi collettivi. Altri rifugi vengono assegnati dal governo su base quotidiana col crescere del numero di sfollati. Molti dei rifugi collettivi sono al di là delle loro capacità e molti hanno bisogno di riparazioni, visto che non erano pronti a ricevere un numero di persone così ampio all’improvviso. Alcune di queste località erano progettate come rifugi collettive. Altre scuole e strutture per l’istruzione, anche utilizzate come rifugi, hanno porte e finestre rotte, e strutture sanitarie e idriche non funzionanti. L’UNICEF ha riparato alcuni bagni, e sta installando bagni prefabbricati dove necessario, ma l’acqua e i servizi igienico-sanitari continuano ad essere una sfida grandissima. Ci hanno riferito che, in uno di questi rifugi, le file per andare in bagno arrivano a circa 3 ore”.

L’UNICEF, aggiunge la portavoce, “sta distribuendo acqua alle persone che aspettano ai punti di uscita nel Ghouta orientale e stanno fornendo camion che trasportano acqua e bottiglie d’acqua a quasi tutti i rifugi collettivi che attualmente ospitano sfollati interni. I nostri team mobili per la salute e la protezione stanno fornendo assistenza medica di base, vaccini, servizi sanitari e per la nutrizione. Abbiamo necessità di garantire coperte, vestiti e kit per bambini alle famiglie che arrivano con nulla o quasi. Abbiamo bisogno il prima possibile di aiutare i bambini a tornare a scuola e riprendere il percorso scolastico. Ieri l’UNICEF ha fornito aiuti – attraverso la Mezzaluna Rossa Araba Siriana, che ha anche raggiunto le aree da poco accessibili nelle città del Ghouta orientale di Kaft Batna, Saqba e Hamourieh. Sono stati forniti loro biscotti ad alto contenuto energetico e bottiglie d’acqua, insieme a provviste alimentari e pane forniti dal Comitato Internazionale della Croce Rossa”.

“Mentre l’UNICEF sta lavorando per portare assistenza ai bambini e alle famiglie che sono uscite da Afrin e dal Ghouta orientale, – rimarca Mercado – ancora in migliaia rimangono ad Afrin e in zone assediate nel Ghouta orientale. Questi bambini sono ancora sotto attacco e in disperato bisogno di assistenza. Dobbiamo essere in grado di raggiungere anche questi bambini, e chiediamo a tutte le parti in conflitto di permetterci di raggiungerli con accesso incondizionato, sicuro e continuo. Dovunque siano, e a prescindere dal controllo della zona in cui vivono, i bambini hanno diritto a ricevere assistenza umanitaria”. L’UNICEF, conclude la portavoce, “ha inizialmente pianificato una risposta per coprire i bisogni di 50.000 persone. Si sta attualmente preparando a rispondere alle richieste di circa 200.000 persone dal Ghouta orientale – sia gli sfollati sia quelli all’interno del Ghouta orientale. Per rispondere a questi bisogni fondamentali, l’UNICEF avrà bisogno di ulteriori 20 milioni di dollari”.

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