Nell’agosto del 1968 il fotografo svedese Sune Jonsson arriva a Praga per realizzare un servizio sull’assedio del 1648, ultimo atto della Guerra dei Trent’anni. Ma la storia gli riserva una sorpresa: nella notte tra il 20 e il 21 mezzo milione di soldati e 5000 carri armati sovietici invadono la Cecoslovacchia, soffocando il vento di libertà che da sette mesi soffia composto e temerario. È una delle storie di Praga 1968, che a 50 anni da un evento chiave della storia europea ricorda il clima di speranza ed entusiasmo che accompagnò la liberalizzazione di Alexander Dubček e la successiva inesorabile repressione. Sono in molti in quei mesi a fotografare le strade della capitale cecoslovacca, dove la quotidianità diventa fonte di stupore, prima del doloroso epilogo. C’è Josef Koudelka, che diventerà famoso in tutto il mondo facendo arrivare in Occidente le potentissime immagini dell’invasione liberticida. E c’è perfino Tereza, creata da Milan Kundera nell’Insostenibile leggerezza dell’essere, che da semplice barista si trasforma significativamente in reporter, perché la città che rinasce è uno spettacolo talmente straordinario che non basta viverlo.

Grazie alla collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto di Cultura Italiano a Praga, il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia e il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo, oltre 100 scatti raccontano quella fragile stagione all’Antico Foledor Boschetti della Torre di Manzano. Accanto alle immagini di Jonsson sono esposte quelle del praghese Pavel Šticha, in forza al quotidiano Svoboda prima di lasciare il paese, che ritraggono protagonisti come Dubček, il presidente Ludvík Svoboda, František Kriegel, Josef Plojhar e perfino Gustáv Husák. Ma ci sono anche le fotografie di Carlo Leidi e Alfonso Modonesi, partiti in macchina dall’Italia in autunno, camuffati da turisti, per documentare un anniversario carico di tensione: i 50 anni dalla nascita della Repubblica di Cecoslovacchia.

Nella città dall’aspetto spettrale il governo non indisse alcuna celebrazione, ma “c’erano manifestazioni tutti i giorni, segni di resistenza ovunque”, ha raccontato Modonesi: “Succedeva tutto con una calma impressionante, senza un gesto di violenza. Stavano ancora lottando, volevano lottare fino alla fine”. Un’atmosfera che i due amici bergamaschi trasferirono in un reportage firmato insieme: i volti degli eroi della Primavera appesi alle finestre, i ragazzi che sventolano stracci come vessilli, i segnali stradali corretti con il pennarello in un’ultima triste ironia: “vietato l’ingresso ai cingolati”. E poi i festeggiamenti per l’atleta olimpica Vera Càslavskà, che in Messico aveva battuto otto volte le colleghe russe, la tomba dello studente Ian Palach, che si era bruciato vivo per protesta, i fiori e i lumi in piazza San Venceslao, le bandiere levate in piazza Hračany, le migliaia di persone riunite nel buio davanti al Teatro Nazionale per esprimere solidarietà ai leader di quella breve rivoluzione, destinata a dispiegare i suoi effetti su tutto il Continente.

Dopo la tappa friulana prevista per il 25 marzo, Praga 1968 raggiungerà la capitale ceca al Museo Nazionale della Fotografia di Jindřichuv Hradec e presso la Cappella Barocca dell’lstituto di Cultura Italiano a Praga.

(com.unica, 19 marzo 2018)

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