È il giorno delle elezioni presidenziali russe. Vladimir Putin è pronto a ricevere il suo quarto mandato. Altri sei anni al Cremlino che lo renderanno il leader russo più longevo dopo Stalin (Reuters). Scontata la vittoria, Putin vuole ottenere più del 70% dei consensi. Ma c’è l’incognita affluenza (Sole 24 Ore). Le autorità temono infatti il disinteresse, l’apatia o semplicemente la convinzione, anche tra gli elettori che sostengono il presidente, che non valga la pena disturbarsi visto che l’esito è scontato. Le ricerche di Vtsiom indicano che ‘solo’ il 63-67% dei russi ha intenzione di votare. Ecco perché osservatori e attivisti temono il ricorso ai brogli per gonfiare i dati sulla partecipazione.

Aleksej Navalny, il leader dell’opposizione a cui non è stato consentito candidarsi, invoca il boicottaggio.  Il blogger anti-Putin nel corso degli ultimi 12 mesi ha sfidato i divieti delle autorità portando migliaia di persone in piazza contro il governo russo e la corruzione. I suoi guai giudiziari, che molti ritengono fabbricati dal Cremlino, gli hanno però impedito di candidarsi. Così lui ha lanciato uno “sciopero degli elettori”, invitando a boicottare presidenziali “farsa” senza reali alternative a Putin. Dietro Putin nei sondaggi, molto staccati ci sono il comunista Pavel Grudinin con il 10-14% e il nazionalista Vladimir Zhirinovsky con l’8-12%. 

Queste elezioni, ricorda il Guardian, sono anche le prime per la “generazione Putin”. Voteranno infatti i ragazzi che, nella loro vita, non hanno conosciuto altro leader che il presidente russo. E che, sottolinea il quotidiano britannico, non hanno alcuna intenzione di “detronizzarlo”. Come Marina Konovalova, una sorridente 19enne studentessa di belle arti di Tver, una città di 400.000 a nord-ovest di Mosca, che non ricorda nessun altro leader oltre a Vladimir Putin. E che ha in programma di votare per lui nelle elezioni presidenziali di domenica di oggi. In un certo senso lei è un’emblema significativa di una generazione che vede il capo del Cremlino come una parte inamovibile del panorama politico. E finché non arriva qualcuno di gran lunga migliore, ha detto, non vede una ragione per ribellarsi. “Perché sostituirlo? Vedo molti progressi “, dice Konovalova, seduta in uno Starbucks sulla Piazza Bianca di Mosca. “Penso che le persone si concentrino troppo su Putin. Cosa significa Putin per me nella mia vita di tutti i giorni? Non fissa i prezzi o mi dice chi vedere o cosa indossare. E provo a pensare ogni giorno: se voglio essere felice, devo rendermi felice.”

Intanto Mosca in questi giorni è alle prese con la “guerra delle spie”: proprio ieri ha annunciato l’espulsione di 23 diplomatici britannici e lo stop alle attività del British Council. Si tratta di una risposta alla mossa di Londra che in settimana aveva espulso 23 diplomatici russi, ritenuti agenti dell’intelligence sotto copertura, dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal (La Stampa).

(com.unica, 18 marzo 2018)

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