Donald Trump potrebbe firmare già nel pomeriggio di oggi l’imposizione di nuovi dazi alle importazioni, del 10% sull’alluminio e del 25% sull’acciaio, destinati a entrare in vigore in due settimane (New York Times). Ieri il presidente americano ha anche chiesto alla Cina di elaborare un piano per ridurre il suo avanzo commerciale nei confronti degli Usa di un miliardo nel 2018: una mossa che, assieme alle misure protezionistiche cui sono seguite le dimissioni del consigliere economico Gary Cohn, allarma gli operatori economici. Eppure i dazi potrebbero aiutare Trump politicamente, nota il Washington Post.

A Wall Street è stata una giornata nervosa, con i principali titoli in flessione (Bloomberg). Secondo quanto riportato nel Beige Book, presentato dalla Federal Reserve, il prezzo dell’acciaio è salito nei quattro distretti di St. Louis, San Francisco, Dallas e Cleveland (Ft). Oggi 11 Paesi tra cui Australia, Canada, Giappone, Messico e Vietnam firmano il trattato commerciale Trans-Pacific Partnership, da cui Trump si è ritirato (Wsj).

La commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmström, ribadendo i rischi anche sul fronte occupazionale di una guerra commerciale (Sole 24 Ore), ha detto che l’Unione è pronta a rispondere, nel rispetto delle procedure del Wto. La Commissione non ha reso nota la lista di prodotti di provenienza americana che potrebbero essere colpiti da contro-tariffe sulle importazioni, ma in quella ottenuta da Politico il valore complessivo delle merci sfiora i 3 miliardi di euro.

La presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha detto che una guerra commerciale sarebbe una circostanza “terribile” in cui “finiscono per perdere tutti” e ha auspicato un passo indietro (Reuters). Oggi il presidente della Bce, Mario Draghi, parlerà in conferenza stampa al termine della riunione del consiglio direttivo.

(com.unica, 8 marzo 2018)

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