Il segretario di Stato americano Rex Tillerson è arrivato ieri sera al Cairo, prima tappa di un viaggio che proseguirà in Kuwait, Libano, Giordania e, infine, Turchia. Dove l’incontro con il presidente Erdogan si preannuncia piuttosto teso a causa delle operazioni militari di Ankara contro i curdi. Il viaggio, già molto complesso dal punto di vista diplomatico, è reso ancora più delicato dal nuovo scontro consumatosi nel weekend tra Israele, Siria e Iran (New York Times).

Nonostante le tensioni il segretario di Stato Usa non dovrebbe modificare il proprio itinerario e, quindi, non andrà in Israele (Haaretz). Una scelta sbagliata, secondo molti esperti (Business Insider Uk). Gli Stati Uniti stanno con Israele, ma Trump frena sulle colonie (Corriere): “I palestinesi non stanno cercando la pace e temo che neppure gli israeliani ci stiano provando”. E ha poi aggiunto: “Credo che Israele debba essere molto cauto sugli insediamenti”.

Il premier israeliano Netanyahu, dopo quanto accaduto sabato e dopo aver parlato con Putin e con lo stesso Tillerson, aveva ribadito: “Ci difenderemo da chiunque ci attacca”. Ma secondo il quotidiano Haaretz, le operazioni dell’aviazione israeliana in territorio siriano, rischiano di spingere la Russia ad adottare una posizione ancora più filo-iraniana. Proprio ieri il presidente Rouhani, parlando alla folla, ha indicato Usa e Israele come “paesi oppressori” che “vogliono portare divisione e caos nella regione” (Reuters).

(com.unica, 12 febbraio 2018)

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