Anche nelle ultime ore la Borsa americana e i listini europei hanno avuto rendimenti molto altalenanti (Milano ha chiuso a -1,33%). Per Wall Street è stata la settimana peggiore degli ultimi due anni e una delle più dure dalla crisi finanziaria del 2008. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo ma ora gli investitori attendono i dati sull’inflazione americana che arriveranno mercoledì 14 febbraio (Bloomberg).

Reuters ha ricostruito, attraverso otto grafici, cosa è successo questa settimana sui mercati, quali sono stati i danni e quali sono le prospettive. Settemila miliardi persi in dieci giorni, come cambia la percezione del rischio in Borsa (Sole 24 Ore). In termini percentuali Wall Street ha perso il 9%, Piazza Affari il 6% e Francoforte l’8%, Shanghai l’11 e Tokyo il 10%. Siamo ancora lontani da quel traguardo negativo del -20% che è ritenuto dagli analisti il livello oltre il quale il ribasso si trasforma da una “correzione tecnica” in una sorta di “vendi e scappa”. Ma è uno scenario che non convince tutti gli osservatori. Deutsche Bank spiega che «dopo l’inizio anno molto forte dei mercati azionari globali, la correzione attesa da tempo è avvenuta in modo molto brusco. L’equity americano è stato l’epicentro del sell-off». Molti sottolineano come i fondamentali siano buoni: quest’anno solo sei Paesi su 206 dovrebbero chiudere in recessione, un record assoluto da decenni. Di fronte a un’economia che cresce è francamente difficile aspettarsi un’ecatombe finanziaria perché dopo alti e bassi c’è un punto in cui i fondamentali tornano a farla da padrone.

Sullo sfondo si agitano ancora gli spettri legati alla Brexit. Il capo negoziatore dell’Unione europea per la Brexit, Michel Barnier, ha lanciato un ultimatum al governo britannico: “O Londra accetta le regole o non ci sarà transizione” (Bbc). Per Barnier se il Regno Unito decide di lasciare mercato unico e unione doganale, è “inevitabile” ristabilire una frontiera con l’Irlanda del Nord (Politico).  

(com.unica, 10 febbraio 2018)  

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