Il regime di controllo sulle esportazioni dell’UE dovrebbe essere esteso agli strumenti di cyber-monitoraggio che possono essere utilizzati per violare i diritti umani. È quanto afferma il Parlamento Europeo in una risoluzione legislativa approvata oggi, in cui gli eurodeputati hanno stabilito la posizione del Parlamento per i negoziati con i ministri dell’UE. La risoluzione è stata approvata con 571 voti favorevoli, 29 contrari e 29 astensioni. L’Unione europea sta attualmente aggiornando le norme sul controllo sulle esportazioni di prodotti a duplice uso (beni e le tecnologie destinati a scopo pacifico in circostanze civili, ma che possono essere utilizzati anche per la costruzione di armi di distruzione o attentati terroristici, dual-use in inglese), per tenere il passo con le nuove tecnologie e impedire ai regimi autoritari di spiare i propri cittadini con l’aiuto di prodotti europei. Tali prodotti sono già soggetti al regime di controllo delle esportazioni dell’UE.

Le nuove regole aggiungerebbero alcuni strumenti di cyber-monitoraggio all’elenco dei prodotti che devono essere approvati dalle autorità nazionali prima di essere esportati. Si tratta di dispositivi per intercettare telefoni cellulari, violare computer, bypassare password o identificare utenti di internet, utilizzati per spiare oppositori politici e attivisti in tutto il mondo. Tra le misure approvate oggi dal Parlamento europei figurano una protezione più completa della privacy e della libertà di riunione, inserendo nella legge criteri e definizioni chiari; l’obbligo per gli esportatori di prodotti che non sono elencati nella nuova legge, ma che potrebbero essere utilizzati per violare i diritti umani, di assicurarsi che le loro merci non cadano in mani sbagliate, rispettando le linee guida dell’OCSE in materia di “due-diligence”; la richiesta alla Commissione europea di pubblicare, prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, delle linee guida per le imprese dell’UE; la possibilità di recepire rapidamente le nuove tecnologie nella legislazione; la creazione di condizioni di parità tra gli Stati membri, ad esempio grazie all’introduzione di sanzioni analoghe in caso di violazioni, e rendendo più trasparenti le decisioni delle autorità nazionali in materia di controllo delle esportazioni; e, infine, l’eliminazione delle tecnologie di cifratura dall’elenco dei prodotti di cyber-monitoraggio, in quanto essenziali per l’autodifesa dei difensori dei diritti umani.

“I dittatori spiano i loro cittadini utilizzando la sorveglianza informatica dell’UE. Ciò deve finire”, ha affermato il relatore della risoluzione, Klaus Buchner (Verdi/ALE, DE). “L’UE non può contribuire alle sofferenze degli attivisti coraggiosi, che spesso rischiano la vita per la libertà e la democrazia. Il commercio dovrebbe promuovere la sicurezza, la stabilità e i diritti umani nel mondo. Siamo determinati a colmare le pericolose lacune nel controllo delle esportazioni di beni a duplice uso e invitiamo gli Stati membri a fare altrettanto”.

La Plenaria ha stabilito la posizione negoziale del Parlamento. I negoziati con i ministri dell’UE potranno prendere il via non appena gli Stati membri avranno concordato la propria posizione comune. Alcuni beni e tecnologie hanno un duplice uso: possono infatti essere utilizzati in circostanze civili a scopo pacifico ma anche per costruire armi di distruzione di massa, portare a termine attacchi terroristici o facilitare le violazioni dei diritti umani. Nella lista di beni e prodotti figurano un’ampia gamma di oggetti: agenti chimici, tossine, apparecchiature elettroniche, laser, tecnologie di navigazione e nucleari, robotica e software. L’attuale regime sul controllo delle esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso risale al 2009 e le esportazioni sono controllate e autorizzate dalle autorità nazionali. È stato dimostrato che durante la “primavera araba” i regimi autoritari hanno utilizzato tecnologia europea per reprimere gli attivisti. Nel 2014 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per riesaminare il sistema di controllo delle esportazioni e il Parlamento europeo ha adottato alcune risoluzioni per chiedere modifiche mirate.

(aise/com.unica, 18 gennaio 2018)

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