A Carmelo Fucarino, delegato per la Sicilia della Fondazione Levi Pelloni, e al suo libro “Il Genio Palermo. Vita, morte e miracoli di un Dio”, il riconoscimento ‘Menorah di Anticoli’, nell’ambito della VIII edizione del Premio Fiuggi-Storia.

La cerimonia, che si terrà a Roma, martedì 23 gennaio, presso la Pontificia Università Antonianum (Via Merulana, 124), avrà come ospiti Piero Angela, Mauro Canali, Corrado Stajano, Silvia Cavicchioli, Adam Smulevich, Eliane Patriarca, Roberto Mario Cuello, Silvana Cirillo e l’inviata de “La Stampa” Francesca Paci. Un riconoscimento verrà assegnato anche allo Stato Maggiore dell’Esercito per i quattro calendari (2015, 2016, 2017, 2018) dedicati alla Grande Guerra. Nell’ambito dell’incontro i giornalisti e scrittori Laura Laurenzi e Jas Gawronski ricorderanno la figura e l’opera di Enzo Bettiza. Il premio-trofeo di questa edizione, una fusione di metallo liquido ed ottone a rappresentare il portale della Fonte dedicata a Bonifacio VIII, porta la firma dello scenografo Pino Ambrosetti.

Numerosi sono i testi e le pubblicazioni che hanno trattato del Genio di Palermo, soprattutto negli ultimi anni, sulla scia delle ipotesi e delle proposte di itinerari turistici e sull’onda di disagi politici. Il saggio di Carmelo Fucarino si propone di raccogliere tutte le testimonianze e le interpretazioni su questo straordinario personaggio del palcoscenico palermitano e di tentare di ricavarne una sua esatta identificazione storica, per quanto può essere concesso dalla sua ininterrotta, ma lunga rinascita in nuove ed imprevedibili metamorfosi, amplificazioni e deformazioni, dettate da suggestioni mitologiche e da interessati asservimenti politici.

Lo storico Fucarino ci presenta, nella prima parte del prezioso lavoro, una precisa e approfondita indagine sulla tipologia del fenomeno e sulle proteiformi personalità con le quali si è manifestato nella perenne ed ininterrotta storia culturale, transitata negli innesti e nelle simbiosi cultuali di Oriente ed Occidente, fino al Daimon greco e al Genius latino. L’indagine è stata esclusivamente documentaria, letteraria in ambito poetico e filosofico, ma anche archeologica ed iconografica.

La seconda parte del libro analizza le mirabili ed eterogenee presenze del dio in ogni angolo della città di Palermo, dal centro alla periferia, nei luoghi più impensabili e nelle forme rappresentative più diverse, nella scultura, nel mosaico, nella pittura, nell’arazzo, e le sue evoluzioni storiche, per concludersi con la sintesi immaginifica della fontana della Villa Giulia, che ne riassume e ne banalizza le origini misteriosofiche e mistiche, in quel clima particolare tra Illuminismo evidente nelle sue geometrie e nei suoi simbolismi e la sue volgarizzazioni massoniche alla Cagliostro. Ne segue lo sviluppo ideologico e simbolico dalla sua prima apparizione tra Quattrocento e Cinquecento e le sue agglutinazioni e interpretazioni in linea con i nuovi eventi e protagonisti politici delle dominazioni cittadine, fino alla malaugurata sconoscenza e sua ignoranza nei secoli ultimi, nonostante le lamentazioni per il suo colpevole ed insipiente abbandono. Se i potentati antichi lo volsero a loro simbolo e lo adeguarono ad interprete del loro potere, tra aquile e cani, i moderni governanti, più laici e miscredenti, hanno trovato altri demoni da esaltare. D’altronde ad andare indietro nel tempo, dopo la lunga elaborazione del teatro Politeama, in epoca savoiarda, il simbolo moderno della Repubblica e dell’Autonomia resta l’area littoriale del fondo Villarosa, con il cosiddetto Grattacielo e la piazza e gli edifici del Banco di Sicilia con altre profanazioni e altri miserevoli abbandoni. Fu il preludio del sacco di Palermo, tra demolizioni notturne e stragi. 

(com.unica, 18 gennaio 2018)

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