“Volevo uscire ma non ho nulla da mettermi”: questo sembra essere il senso dell’affermazione del candidato premier del M5s, Luigi Di Maio (“Non è il momento di uscire dall’euro”) ieri ospite di “Porta a Porta” sul cambiamento di rotta rispetto alla linea storica del movimento riguardo alla moneta unica. Di Maio ha aperto le parlamentarie del suo partito ai candidati esterni, e per i collegi uninominali a “persone del territorio capaci di fronteggiare gli avversari”. Sul ruolo di Casaleggio dice: “Non prende decisioni politiche”. Nel Centrodestra continua a far discutere la scelta di Roberto Maroni di non ricandidarsi in Lombardia e restare disponibile per eventutali ruoli di governo. “Salvini sapeva”, dice il governatore uscente (Corriere). Ma il leader del Carroccio minaccia di far saltare tutto se in Lombardia non verrà candidato Attilio Fontana (Huffington Post).

Il Pd, che secondo sondaggi riservati avrebbe ora più chance di conquistare il Pirellone con Giorgio Gori, tenta la mediazione perché Liberi e Uguali sostenga il candidato governatore, scrive Repubblica. Molti commentatori, come Federico Geremicca su La Stampa e il filosofo Massimo Cacciari consigliano il segretario del Pd Matteo Renzi di giocarsi subito “l’opzione Gentiloni”. Un profilo solido e rassicurante da contrapporre a Berlusconi e Di Maio, insomma;  che dia appunto il volto a quella «forza tranquilla di governo» che è lo slogan col quale il Partito democratico intende proporsi agli elettori. 

Non poteva mancare in questa campagna elettorale la voce della Chiesa: il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, interviene sulle promesse elettorali e chiede “un sussulto di onestà, realismo e umiltà da coloro che chiedono il voto” (Avvenire). Il Foglio oggi scrive che per i vescovi italiani “non importa chi vince, purché non siano i populisti”.

Intanto la Commissione di Vigilanza Rai ha varato il regolamento della par condicio, ammettendo anche i programmi di infotainment tra quelli che potranno ospitare interviste ai candidati (Il Sole 24 Ore). Secondo l’Istat, la tv orienta ancora il voto di nove italiani su dieci, scrive La Stampa.

(com.unica, 10 gennaio 2017)

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