I repubblicani hanno celebrato la prevista approvazione alla Camera dei rappresentanti, con 227 voti favorevoli e 203 contrari, della proposta di legge per la riforma fiscale voluta da Donald Trump. La riforma fiscale costituisce a giudizio unanime la revisione più importante del codice fiscale dal 1986 e prevede tagli alle tasse da 1.500 miliardi di dollari in 10 anni e ridurrà al 21% dal 35% l’aliquota per le aziende. Rappresenta senza dubbio il successo più significativo per l’amministrazione Trump dal suo insediamento. L’opposizione sostiene che i cambiamenti prodotti dalla riforma comporteranno un enorme trasferimento di ricchezza dalle fasce più povere della popolazione a quelle più ricche e che saranno le generazioni future a doverlo pagare.

Dopo i festeggiamenti per la verità si è verificato un imprevisto poco prima che il Senato si accingesse ad approvare la riforma dopo che questa era passata alla Camera. Si tratta di un intoppo che costringerà i deputati repubblicani a riunirsi per sottoporre nuovamente al voto il provvedimento, atteso nella mattinata americana di oggi. È successo infatti che il testo contenesse tre misure in violazione di una regola arcana del Senato, la Byrd-rule; per questo è stato ritoccato prima che al Senato iniziasse un lungo dibattito in cui i repubblicani hanno difeso la bontà della riforma mentre i democratici l’hanno pesantemente criticata. “È una disgrazia assoluta”, ha tuonato Chuck Schumer, il leader della minoranza democratica al Senato. Il senatore indipendente del Vermont, Bernie Sanders, ha twittato in modo critico: “I repubblicani devono cambiare il nome della loro riforma fiscale perché viola regole del Senato. Come dovremmo chiamarlo?”

(com.unica, 20 dicembre 2017)

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