Dopo mesi di ostruzionismo e decine di migliaia di emendamenti il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul biotestamento con 180 sì, 71 contrari e sei astenuti: la norma sancisce il diritto all’interruzione delle terapie e introduce le disposizioni anticipate di trattamento che permettono di esprimere le proprie convinzioni e preferenze in caso di futura incapacità a comunicare. 

Uno dei punti salienti della legge è quello (L’Espresso) sul consenso informato: nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, la cui volontà può essere sempre modificata in qualsiasi momento, anche quando la revoca comporta l’interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali, che possono quindi essere rifiutati e sospesi. La legge vieta inoltre ogni forma di accanimento terapeutico. È riconosciuto il diritto del paziente all’abbandono delle terapie ed è espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative.

Pd e M5S hanno votato insieme la norma sul fine vita, ma in via del tutto eccezionale, scrive l’HuffPost. Per il senatore Pd Stefano Esposito, si è trattato dell'”eccezione che conferma la regola”, perché a suo avviso “il Pd ha tentato in altre circostanze di costruire le condizioni per una convergenza sui diritti civili e su grandi questioni di natura etica e morale. Questa volta è andata bene, ma se guardo al voltafaccia delle unioni civili e dello ius soli, temo che l’atteggiamento sul biotestamento sia stato semplicemente frutto dell’algoritmo della Casaleggio e associati…”. Alcuni senatori cattolici e gran parte del centrodestra hanno votato contro: Forza Italia, che ha lasciato però libertà di coscienza ai propri senatori, Lega Nord e Alternativa Popolare. Emma Bonino racconta a Repubblica perché ha pianto in aula e annuncia che si candida alle politiche. “Mi sono emozionata sì, seduta nella tribuna del Senato accanto a Mina Welby, ai genitori di Luca Coscioni, a chi ha sofferto rendendo pubblico il proprio dolore: quelle sofferenze non sono state vane”. Per la leader radicale dalle molte battaglie-spartiacque dei diritti in Italia – l’approvazione del biotestamento è “una vittoria”.

(com.unica, 15 dicembre 2017)

Share This: