[ACCADDE OGGI]

Il 14 dicembre 1955 l’Italia venne ammessa alle Nazioni Unite. Francesco Paolo Fulci, Rappresentante Permanente d’Italia all’Onu tra il 1993 e 1999, così si espresse sull’anticamera dell’Italia durata quasi dieci anni: “Non si vollero tenere in alcuna considerazione i due anni di ‘cobelligeranza’ dell’Italia a fianco degli Alleati, nel 1943-45, dopo l’armistizio di Cassibile; si preferì dimenticare che, nella Società delle Nazioni, l’Italia aveva occupato una posizione di assoluta preminenza, quale “membro permanente” del Consiglio sin dalla sua istituzione, assieme ai vincitori della prima guerra mondiale; ma, cosa ancor più grave, si mortificò l’anelito della risorta democrazia italiana ansiosa di ottenere dalla comunità internazionale il riconoscimento che la pagina del fascismo, della guerra e dell’isolamento fosse stata definitivamente voltata”.

Questo sta a significare che, così come era accaduto per la Società delle Nazioni che allora risiedeva a Ginevra, questi organismi internazionali nati e creati per la difesa della pace nel mondo, in realtà subiscono la volontà politica dei più forti. I più forti all’epoca (ma oggi?) erano i paesi vincitori della seconda guerra mondiale, con alla testa gli Stati Uniti d’America e la allora Unione Sovietica, che per opposte motivazioni dettate dall’interesse sullo scacchiere internazionale per quasi un decennio dalla fine della guerra si opposero all’ammissione dell’Italia nell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

E anche nel nostro paese gli interessi dei giganti del mondo condizionarono la vita politica tanto che, mentre la Dc di De Gasperi pregava con il cappello in mano l’America perché le fossero aperte le porte del Palazzo di Vetro, il fronte popolare dei comunisti e socialisti si opponeva a tale richiesta secondo i desiderata di Mosca. Alla fine, con il solito giochetto delle spartenze, l’Italia, il 14 dicembre 1955 fu ammessa insieme a una ventina di paesi di stretta osservanza comunista e di altrettanto paesi di orientamento occidentale.

Ancora oggi all’Italia è precluso l’ingresso nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’organismo che realmente comanda, nonostante che, con tutti i nostri problemi, siamo ai primissimi posti tra i paesi finanziatori delle operazioni dei caschi blu nel mondo e tra i primi a contribuire al bilancio del peacekeeping delle Nazioni Unite. È il caso di non festeggiare e di non accedere candeline per la ricorrenza ma di accendere un grosso cero perché tutto questo cambi.

(Franco Seccia/com.unica, 14 dicembre 2017)

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