ll presidente Vladimir Putin ha annunciato il ritiro parziale delle truppe dalla Siria, durante una visita a sorpresa alla base russa di Khmeimim, nell’ovest del Paese (Reuters). Quindi il leader del Cremlino ha proseguito il suo viaggio in Egitto e Turchia. Dal Cairo ha criticato la scelta di Trump di spostare l’ambasciata Usa nello Stato ebraico da Tel Aviv a Gerusalemme. “La Russia e la Turchia – ha dichiarato il leader del Cremlino – pensano che la decisione Usa di spostare l’ambasciata a Gerusalemme non semplifica, ma anzi destabilizza la regione e rende più complessa la situazione”.

Si è trattato di un tour trionfale e propagandistico con lo scopo (non dichiarato) di sottolineare ancora una volta l’influenza russa in Medioriente, scrive Haaretz. Questo anche in vista della campagna elettorale presidenziale di marzo 2018, nella quale la scorsa settimana è entrato ufficialmente. Un modo per portare a casa la vittoria a sostegno di Bashar al Assad e ribadire il ruolo centrale della diplomazia russa in Medioriente che gli ha consentito di portare a casa opportunità per l’industria della difesa, per quella del nucleare civile, oltre a una legittimazione non semplicemente come presidente russo, ma come leader nazionale. Non a caso la prima tappa è stata a Latakia, sulla costa nord ovest della Siria, dove Putin ha incontrato anche il presidente siriano Bashar al Assad, alla presenza dei rispettivi ministri della Difesa. Qui il 30 settembre 2015 l’esercito russo ha istituito la base militare e logistica necessaria per poter condurre le operazioni militari in Siria e sostenere le truppe governative nella guerra, contro l’organizzazione terroristica dello Stato Islamico e altri ribelli. Anche successivamente resterà un presidio sul Mediterraneo per Mosca, armata anche sistemi antimissile S-400.

Insomma oggi Putin ha confermato di essere il nuovo burattinaio nello scacchiere internazionale (Repubblica) e di avere in mano i fili che muovono tutte le marionette. Grazie anche all’indecisionismo di Barack Obama (che, ad esempio, non ha voluto, o non è stato capace di prevenire ed evitare il massiccio intervento russo in Siria, per non parlare della paralisi della Casa Bianca con Israele) e poi all’improvvisazione di Trump e all’astenia diplomatica del Dipartimento di Stato, umiliato dal suo capo, l’ex petroliere Tillerson.

(com.unica, 12 dicembre 2017)

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