Dopo la Russia, anche l’Iraq ha decretato la fine della guerra contro l’Isis: secondo il Primo ministro Haider al-Abadi l’esercito ha ora il pieno controllo della zona di confine con la Siria (Bbc). Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo essersi congratulati con Baghdad, hanno però ricordato che il Califfato non è ancora stato sconfitto: i miliziani sopravvissuti potrebbero presto riprendere la guerriglia (Guardian).

Ma in Medio Oriente il clima è tutt’altro che pacifico: ieri ci sono stati raid israeliani contro alcune infrastrutture di Hamas (due fabbriche e un magazzino di armi e un compound militare), in risposta a lanci di razzi dalla Striscia, hanno ucciso due palestinesi, mentre altri due erano stati uccisi venerdì durante le proteste contro il riconoscimento americano di Gerusalemme capitale. La diplomazia intanto è al lavoro: il presidente Benjamin Netanyahu oggi è in visita in Francia e domani incontrerà il leader europei a Bruxelles (Haaretz). Ma Emmanuel Macron ha già detto di voler collaborare con Erdogan per convincere gli Usa a riconsiderare la decisione (Reuters). E il leader palestinese Abu Mazen ha dichiarato che non incontrerà il vicepresidente statunitense Mike Pence durante la sua visita a fine mese, e lo stesso faranno i capi della chiesa copta egiziana (Bloomberg).

(com.unica, 10 dicembre 2017)

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