L’annuncio del presidente Donald Trump del trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme ha scatenato la dura reazione di Hamas, che ha invitato i palestinesi ad abbandonare “ogni sforzo per la pace”, e all’insurrezione contro Israele (New York Times). Durante la giornata ci sono stati scontri con oltre 100 feriti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza e per oggi, il venerdì della preghiera, ne sono attesi degli altri (Reuters).

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si dice convinto che altri Paesi imiteranno gli Stati Uniti (RaiNews), ma la sua visita a Bruxelles in programma lunedì arriva mentre i rapporti con l’Unione europea sono ai minimi termini, nota Haaretz. Oggi si riunisce il consiglio di sicurezza dell’Onu.

Consenso ed egemonia, per questo Trump usa Gerusalemme: questa in sintesi l’analisi di Limes: “Sul piano propagandistico, annunciando il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, Washington promette al governo israeliano di rendere nuovamente prioritaria la relazione bilaterale – sottolinea Dario Fabbri sulla rivista di geopolitica “Promessa impossibile da mantenere, poiché nei calcoli statunitensi il Medio Oriente è da tempo scaduto di rilevanza. Infine, la Casa Bianca prova a convincere il fronte palestinese che, incassato un risultato tanto suggestivo, ora gli israeliani sarebbero disposti a riavviare il processo di pace e a tollerare significative concessioni in favore dei loro interlocutori. Prospettiva altrettanto irrealizzabile, eppure utile per ammantare di retorica una decisione puramente utilitaristica.”

(com.unica, 8 dicembre 2017)

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