Dopo l’incontro al vertice Apec in Vietnam, tra il presidente degli Stati Uniti Trump e quello russo Vladimir Putin c’è stata una stretta di mano e qualche parola, ma nessun bilaterale come ci si aspettava (La Stampa). Una scelta probabilmente dettata dagli sviluppi del Russiagate, le cui indagini fanno breccia per la prima volta nel “cerchio magico” trumpiano: ieri il procuratore che Robert Mueller ha infatti interrogato Stephen Miller, consigliere politico del presidente Usa e uomo di peso alla Casa Bianca (Repubblica). Miller ha un ruolo chiave nelle indagini, in particolare nel siluramento del capo dell’Fbi James Comey. Uno degli obiettivi degli investigatori è capire se dietro alla gestione del caso Comey ci sia stato un tentativo da parte della Casa Bianca di ostacolare le indagini sul Russiagate. Il procuratore Mueller, inoltre, sarebbe interessato all’ incontro che si svolse nel marzo del 2016, in piena campagna elettorale, dove il consigliere di politica estera del tycoon, George Papadopoulos si propose per organizzare un incontro tra Trump e Vladimir Putin. A quell’incontro era presente anche Miller.

Se nelle prime tappe del suo viaggio aveva usato toni più pacati del suo solito, ieri il presidente Usa, a proposito del nucleare nordcoreano, ha ribadito che “non si può restare ostaggi delle fantasie di un dittatore e del suo ricatto nucleare” (Ansa). “Per ogni passo che il regime nordcoreano fa verso più armi, è uno verso un pericolo sempre più grande”. Tutte le nazioni civilizzate devono “muoversi insieme” e spingere fuori dalla nostra società terroristi ed estremisti.

Riprendendo un tema che era stato chiave della sua campagna elettorale, durante il vertice Apec Trump ha anche invitato i Paesi della “regione indo-pacifica” ad avere con gli Stati Uniti relazioni economiche di maggiore reciprocità e correttezza, aggiungendo che “non saranno tollerati abusi” e criticando il trattamento riservato agli Usa dal Wto (FinancialTimes).

(com.unica, 11 novembre 2017)

Share This: