Il 29 marzo del 2019, alle 23, la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea: lo ha chiarito ufficialmente la premier inglese Theresa May, aggiungendo che tentativi di blocco o rallentamento del processo “non saranno tollerati” (Bbc).

Al termine del sesto round di incontri il  capo negoziatore per l’Ue Michel Barnier ha fissato ancora una volta un deadline alla controparte, incalzandola a fornire “vitali chiarimenti” circa gli impegni finanziari entro le prossime due settimane: la questione economica, insieme ai confini con l’Irlanda e ai diritti dei cittadini europei restano i nodi fondamentali da sciogliere (Guardian).

Uno dei nodi decisivi da affrontare sarà quello della Difesa: con il suo arsenale nucleare e il potere che esercita come membro del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Regno Unito ha infatti un ruolo speciale in questo delicato settore strategico. Questi aspetti avranno un’importanza prioritaria nell’agenda dei funzionari dell’UE giovedì prossimo nell’ambito del lavoro preparatorio interno che anticipa la seconda fase dei negoziati di Brexit, che illustrerà il futuro rapporto tra Londra e Bruxelles. In teoria, la seconda fase potrebbe iniziare il prossimo mese anche se, come ha affermato un diplomatico dell’UE coinvolto nei negoziati “Parigi e Berlino vogliono prima vedere come finisce la prima parte dei colloqui”. L’uscita della Gran Bretagna arriva proprio quando l’Unione europea sta per avviare un importante balzo in avanti nelle proprie ambizioni di difesa, il che significa che il ruolo futuro dell’U.K. deve essere ridefinito in quel nuovo contesto.

Ma in Inghilterra c’è chi non ritiene ineluttabile questo processo. È il caso di Lord Kerr, ex ambasciatore britannico a Bruxelles e segretario generale, fra il 2002 e il 2003, della Convenzione europea che redasse i Trattati comunitari (Corriere). A suo avviso, l’Articolo 50 può essere revocato, contrariamente a quanto afferma il governo britannico. “Non siamo obbligati a uscire solo perché la signora May ha spedito quella lettera a Bruxelles — spiega Lord Kerr —. Possiamo cambiare opinione in ogni momento”. Il governo, accusa il Lord, “dà l’impressione che il Rubicone sia stato varcato”, ma “il dado non è tratto irrevocabilmente”. E questo perché l’Articolo 50 esprime solo “l’intenzione di uscire. E le intenzioni possono cambiare”.

(com.unica, 11 novembre 2017)

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