Il presidente iraniano Hassan Rouhani durante l’incontro a Teheran con il suo omologo russo Vladimir Putin ha detto che i due Paesi devono cooperare per isolare gli Usa. Gli argomenti di discussione sono stati la crisi in Siria e l’accordo sul nucleare iraniano (Reuters).

Ma si tratta di negoziati molto controversi. Le opposizioni siriane, intanto, hanno annunciato che diserteranno i negoziati di pace voluti dai russi a Sochi per discutere di una costituzione futura per la Siria. L’obiettivo di Mosca sembra quello di bypassare i negoziati convocati dieci giorni dopo dall’Onu a Ginevra (Guardian). Mohammad Alloush, membro dell’alta commissione per i negoziati (HNC) dell’opposizione siriana, ha respinto la conferenza di Sochi. La coalizione nazionale siriana con sede in Turchia, collegata all’HNC, ha anche detto che l’iniziativa russa è un tentativo di aggirare “il desiderio internazionale per la transizione politica” in Siria. E pertanto “La coalizione non parteciperà a negoziati con il regime fuori Ginevra o senza la sponsorizzazione dell’ONU”, ha dichiarato un suo portavoce. 

Appare chiaro il tentativo russo di marginalizzare il ruolo delle Nazioni Unite in Siria, Mosca sta infatti bloccando il rinnovo di una risoluzione dell’ONU che consentiva l’aiuto transfrontaliero per entrare in Siria, sostenendo che tutti gli aiuti devono essere amministrati da Damasco. L’aiuto transfrontaliero è visto come un’ancora di salvezza per decine di migliaia di persone ancora intrappolate e affamate all’interno della Siria. La risoluzione deve essere rinnovata entro la fine dell’anno. I diplomatici occidentali sostengono di aver lasciato ancora un’ultima carta per prevenire il totale controllo russo, o anzi iraniano, sul futuro della Siria. È questo è il costo del compromesso legato alla ricostruzione del paese. “Non ci sono vittime in Siria, solo macerie”, ha detto un diplomatico. Il FMI ha calcolato in 200 miliardi di dollari il costo della ricostruzione in Sitia, ma oggi nessuno sa chi dovrebbe finanziare la ricostruzione e in quali modalit.

Intanto si segnala che Hamas sta trasferendo il controllo delle frontiere della Striscia di Gaza al governo palestinese nell’ambito dell’accordo di riconciliazione trovato a metà ottobre col partito moderato di Fatah (Il Post). Alcuni testimoni contattati da Reuters hanno visto un gruppo di impiegati del governo palestinese entrare negli uffici delle due frontiere con Israele e in quella di Rafah, che confina con l’Egitto, dopo che gli impiegati di Hamas se n’erano andati a bordo di alcuni furgoni. Anche Robert Piper, funzionario dell’ONU che si occupa dello sviluppo economico della Palestina, stamattina ha confermato su Twitter che era in corso lo smantellamento degli uffici di Hamas.

(com.unica, 2 novembre 2017)

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