Il parlamento catalano ha approvato ieri una risoluzione costituente per la “Repubblica indipendente di Catalogna”. La dichiarazione di indipendenza è passata con 70 voti a favore, nessun contrario e due schede bianche, ma i partiti di opposizione – Popolari, Ciudadanos e socialisti – avevano abbandonato l’assemblea. La reazione del governo centrale non si è fatta attendere: una manciata di minuti dopo il voto, il Consiglio dei ministri di Madrid votava lo scioglimento di governo e parlamento catalani, destituendo il presidente Puigdemont e tutti gli organismi collegati, dalla rappresentanza a Bruxelles ai vertici dei Mossos, il corpo di polizia locale.

Il premier spagnolo Rajoy ha indetto per il 21 dicembre nuove elezioni locali. “Bisogna dare il voto ai catalani, ho sciolto il parlamento catalano e il 21 dicembre si celebraranno elezioni nella comuintà autonoma” annuncia il premier spagnolo, ribadendo che nel frattempo dell’ordinaria amministrazione della Catalogna si occupi un gruppo di tecnici nominati da Madrid. Le “prime misure” sono state già prese “per evitare che le persone che hanno attuato queste azioni irresponsabili possano continuare l’aggressione alla nostra Costituzione”, ha aggiunto. Si tratta di “passi imprescindibili per restituire la legittimità democratica”. Ma Puigdemont ha convocato i suoi invitandoli a tenere la posizione, seppur in modo pacifico e civile.

Migliaia di persone sono scese in piazza a Barcellona per festeggiare. Ma si ha l’improssione che si tratti di una festa dimezzata con molte nubi all’orizzonte. L’intera comunità internazionale, dagli Usa alla Ue, non riconosce l’indipendenza e ribadisce che l’unico interlocutore è Madrid (Politico.eu). Alcuni osservatori sottolineano che la risoluzione del parlamento catalano non sia altro che un passo nel vuoto, che spaventa anche molti degli gli indipendentisti, racconta (Financial Times). Secondo il Pais la Spagna è di fronte alla più grave minaccia alla sua democrazia. Barcellona – dove sul parlamento non sventola più la bandiera spagnola, ammainata come in altre città catalane – si risveglierà “commissariata”. Unico punto su cui il partito popolare di Rajoy per ora ha ceduto è la rinuncia – chiesta dal partito socialista – a mettere sotto tutela i media catalani (la rete televisiva Tv3, Catalunya Radio e l’Agenzia catalana di notizie).

(com.unica, 28 ottobre 2017)

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