[ACCADDE OGGI]

Le cittadine italiane partecipano, su base volontaria, secondo le disposizioni di cui alla presente legge, ai concorsi per il reclutamento di ufficiali e sottufficiali in servizio permanente e di militari di truppa in servizio volontario, e categorie equiparate, nei ruoli delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza.” Così recita l’articolo 1 della legge n. 380 del 20 ottobre 1999. Ma passeranno alcuni mesi prima che vengano promulgati i bandi per l’arruolamento volontario di personale femminile nelle Forze Armate italiane. Sarà comunque un boom di domanda e richieste tant’è che sul sito istituzionale del Ministero della Difesa si legge: “L’adesione ai concorsi nelle Accademie è stata massiccia ed ha superato di gran lunga quella degli altri Paesi europei: l’Accademia Militare di Modena ha ricevuto 22.692 domande di cui il 54,91% da parte di donne (295 posti a disposizione), l’Accademia Navale di Livorno ha ricevuto 7.444 domande, di cui il 57,04% da donne (per 155 posti), l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli 12.546 domande e la percentuale delle concorrenti è stata del 50,84% (per 136 posti). Intanto, sono già stati banditi e conclusi i primi concorsi per nomina diretta ad Ufficiale (per medici e psicologi, uomini e donne, già laureati). E’ previsto che le donne siano operative a partire da luglio 2001, dopo aver frequentato un corso di circa otto mesi. Queste sono in assoluto le prime donne soldato in servizio permanente effettivo e, specialmente per quanto riguarda le psicologhe, saranno chiamate a costituire una sorta di task force incaricata di favorire la transizione allo strumento militare misto. Infine, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale anche il bando di concorso per l’arruolamento di 800 volontari in ferma breve (tre anni) dell’Esercito (le prove di preselezione sono state effettuate dal 7 al 12 settembre 2000). Il concorso era aperto ad entrambi i sessi con il 30% dei posti riservato alle donne, diplomate e con un’età compresa tra i 17 e i 22 anni.

Sono passati diciassette dalla legge che ha fatto vestire alle donne italiane, tra le ultime al mondo, la divisa, anche se qualcuno ricorda che una legge analoga che consentì l’ingresso di personale femminile tra le forze armate combattenti sia pure limitatamente al periodo di guerra riguardò le cosiddette “ausiliari” della Repubblica Sociale. E oggi, dopo diciassette anni, dopo aver doverosamente annotato il ruolo di grande distinzione e superbo comportamento delle donne soldato italiane sui diversi fronti delle missioni italiane all’estero, è opportuno guardare alla situazione esistente. Orbene al maggio del 2016 solo il 3% della complessiva forza militare delle diverse armi italiane è di sesso femminile. Una cifra che non giustifica l’iniziale ottimismo dei primi bandi di arruolamento. Colpa della mancata integrazione tra i sessi come sostengono anche autorevoli membri della “commissione per le pari opportunità”? Oppure, come in tanti soprattutto a sinistra e pacifisti ad oltranza dicono, perché “l’idea di adattare la donna e il corpo femminile alla vita militare, è contraria alla natura stessa dell’animo femminile che è portatrice di vita e non promotrice di morte”. Argomenti sui quali è bene non inoltrarsi nel giorno in cui è d’obbligo ricordarsi dell’ingresso delle donne italiane nel servizio militare.

(Franco Seccia, com.unica 20 ottobre 2017)

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