[ACCADDE OGGI]

Sono passati due secoli ma al solo pronunciare il suo nome, sia come imputato, sì imputato nel “processo della storia” celebratosi l’anno scorso a Milano, sia come protagonista e testimone del suo tempo nelle manifestazioni all’Isola d’Elba anche quest’anno, la gente accorre e paga il biglietto. Napoleone è Napoleone e come per Cesare, per Alessandro e per pochi altri non è necessario aggiungere il cognome.

Oggi 19 ottobre il calendario della storia si sofferma su due decisivi avvenimenti che segnarono il declino militare e politico di Napoleone a cui sempre il mese di ottobre, il vendemmiaio secondo i rivoluzionari francesi, aveva assegnato gioia e tristezza. Il 19 ottobre 1812 Napoleone dopo aver atteso invano un segnale di armistizio e pace da parte dello Zar, lasciò il Cremlino e la citta di Mosca in preda alle fiamme della resistenza russa, e avviò la gigantesca ritirata che per colpa del “generale inverno” gli costerà la quasi totale perdita del suo esercito. Lascerà tra le nevi del gelo russo oltre 400mila uomini della Grande Armata e quasi 10mila cavalli.

Dopo un anno esatto il 19 ottobre 1813 dopo aver faticosamente ricostruito l’esercito anche arruolando giovanissimi elementi tra cui moltissimi italiani pronti a dare la vita per il loro imperatore, Napoleone fu sconfitto a Lipsia dal cosiddetto “esercito della nazioni”, oggi diremmo dagli “alleati”. Tutti uniti contro il generale corso, contro il condottiero e vincitore di cento battaglie, contro il politico e imperatore che aveva fatto traballare i troni di tutta Europa ridisegnandone i confini e ammodernandone i codici. Iniziò da qui, da Lipsia, la fine di Napoleone che tornato sconfitto nella sua Parigi trovò una corte pronta a voltargli le spalle dimentica dei favori e dei titoli ricevuti. E come era già accaduto per Cesare, per Alessandro e come accadrà per altri che seguiranno saranno in pochi quelli disposti a dire di aver servito Napoleone.

(Franco Seccia, 19 ottobre 2017)

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