Il presidente catalano Carles Puigdemont ha dichiarato la secessione e la trasformazione della Catalogna in uno Stato indipendente e repubblicano, ma ha chiesto all’assemblea di sospenderne gli effetti per alcune settimane per trattare con il governo di Madrid. “Ci siamo guadagnati l’indipendenza con il risultato del primo ottobre, ma dobbiamo essere responsabili”. “Assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in uno Stato indipendente in forma di repubblica” aveva esordito Puigdemont, per poi affermare: “Il governo e io stesso proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza per avviare un processo di dialogo”. Smarrimento generale tra i deputati e militanti, pronti a stappare spumante catalano in onore della Repubblica. Un discorso ambiguo che non ha soddisfatto nessuno (Guardian). Ma che dà un’ultima possibilità alla politica, scrive Repubblica. Alla fine la vera vincitrice di giornata è Ada Colau, la sindaca di Barcellona che, dopo aver partecipato al referendum, aveva chiesto a Puigdemont di “non dinamitare i ponti”. 

Per l’esecutivo di Mariano Rajoy la dichiarazione è “inammissibile”, essendo il risultato di un referendum “illegale e fraudolento”. Oggi è stato convocato un Cdm straordinario per decidere se sospendere l’autorità del governo autonomo catalano.

Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk aveva chiesto a Puigdemont di non dichiarare l’indipendenza e di negoziare (Politico). Per il presidente francese Emmanuel Macron, invece, l’Ue non deve intromettersi nella crisi (Reuters).

(com.unica, 11 ottobre 2017)

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